In questo volume sono riportati gli Atti del terzo Congresso mondiale delle comunità terapeutiche durante il quale a parlare, per la prima volta, non sono stati soltanto i cattedratici e gli operatori socio-sanitari, ma lo spazio maggiore l’hanno avuto gli “altri”, i “diversi”, i “disperati” di tutte le latitudini. E hanno arricchito l’animo anche di chi non li ha mai considerati altri, diversi, disperati, ma fratelli da aiutare, figli da capire, amici da amare. Il loro riscatto ha fatto si che la speranza di portare all’aria aperta, liberi da ogni catena, altri che oggi hanno i problemi che angustiavano un tempo loro divenisse certezza. Il Congresso ha detto che ciò è possibile. Con umiltà ha ammesso che non ci sono soluzioni magiche per impedire ai giovani di drogarsi, ma ha offerto testimonianze sofferte, dirette, autentiche che è possibile smettere di farlo.
Una, la condizione principale: la riscoperta dell’uomo, la necessità che egli abbia valori in cui credere, ideali in nome dei quali rinunciare alla ricerca di inesistenti paradisi terreni.
