Con il crollo delle due Torri l’America ha conosciuto la fine del mito dell’invulnerabilità; la morte improvvisa di migliaia di persone ha provocato rabbia, paura, angoscia, e il terrore che un simile atto possa ripetersi ha fatto scattare un’intensa e capillare azione informativa, un bombardamento di coscienze che riesca a generare consenso. Obiettivo comune è combattere il terrorismo, nemico invisibile e senza terra, con una guerra infinita destinata a segnare per lungo tempo le nostre vite. Nel momento in cui l’ira ha prevalso sulla ragione, Bush con violenza lancia il nuovo “credo” politico, la guerra preventiva, perché vuole punire il colpevole prima che commetta il crimine; l’articolo 1, sezione 8, della Costituzione Americana che conferisce al Congresso il potere esclusivo di dichiarare guerra, viene così “misteriosamente cancellato nel corso di una notte buia”. The Bush Show nasce per capire che cosa sta accadendo nel mondo dell’informazione del nostro paese e non solo; cerca di delineare la figura del giornalista in tempo di guerra; vuole aprire una discussione nel mondo degli operatori dell’informazione per cogliere l’occasione di parlare con chiarezza e sincerità ad una società ormai disorientata; prova a svelare la colossale finzione che sta dietro la macchina delle notizie spregiudicate che ostacolano sempre più la libera espressione. Occorre rompere, secondo Giulia Fossà, il silenzio e l’indifferenza ed impedire che la “Nuova Storia sia scritta con le menzogne e con il sangue di persone innocenti”.
