Il fenomeno delle tossicodipendenze da quando si è presentato in Italia nel 1968-69 a seguito un cammino faticoso, con errori e contraddizioni. In una sua fase la medicina, più o meno tacitamente, se ne è assunta il compito esclusivo. C’è stato il tentativo di ridurre il fenomeno delle tossicodipendenze alla sola dimensione medica e di fare degli operatori sanitari gli specifici terapeuti. Questo riduzionismo ha indotto una notevole quantità di miti e di errori. ha privilegiato la disintossicazione e le terapie farmaco-sostitutive ipotizzando che “liberare l’organismo dalla sostanza tossica fosse la terapia” e, laddove ciò risultasse difficile, diventasse terapia la somministrazione dosata e con controllo sanitario dello stesso tossico, o di un suo sostituivo fornito dall’organizzazione sanitaria. L’esperienza a mostrato che nella grande maggioranza dei casi alla disintossicazione seguiva una immediata ripresa dell’uso è che assieme al farmaco sostituito veniva a mescolarsi quello ottenuto illegalmente dal mercato nero. In alcuni casi poi sui farmaci forniti dal sistema sanitario si era formato un vero e proprio mercato illegale. Dopo quasi vent’anni di prove e di errori qualche punto fermo è stato ottenuto. Il medico ha una parte precisa e quindi tecnica del fenomeno delle tossicodipendenze assieme ad altri specifici operatori non-medici. Il suo ruolo professionale, insomma, è solo un momento del programma terapeutico ed anche nella valutazione del singolo caso. Per questo il medico deve aver sviluppato la capacità di un lavoro coordinato con altri operatori.
