Parlare di omossessualità disturba. Quando in un gruppo di persone il tema, o solo la parola, fa capolino, l’imbarazzo dei più è certo. Anche se si nasconde dietro le migliori intenzioni (di apertura, comprensione, disinvoltura), nel profondo crea disagio. Soprattutto tra gli uomini, che si sentono ‘inspiegabilmente’ minacciati. Perché? Forse perché nell’omosessuale l’uomo vede riflessi alcuni tratti della propria personalità di cui non era conscio e che magari giudica offensivi…
Eppure la dinamica psichica del maschio, omo o eterosessuale, è comune. Diversa è solo la ‘distribuzione del peso’, cioè l’investimento libidico: prevalentemente orientato nell’omosessuale verso l’uomo anziché verso la donna.
Eppure il dialogo profondo (la comunicazione speculare’) è necessario per entrambi, perché: “Mentre l’omosessuale incarna lo sforzo di percepire e di far percepire a chi in lui si rispecchia la mascolinità, l’eterosessuale trasmette l’esperienza della mascolinità nella differenza, nella tensione polare verso la donna”.
Secondo Schellenbaum è solo attraverso la conciliazione interiore di etero e omossessuali che è possibile sviluppare in pieno il potenziale emozionale dei maschi e trasformare il sentimento di indifferente tolleranza in profonda partecipazione. Nel rispetto delle reciproche differenze.
