Il volume affronta il tema complesso e denso di implicazioni cognitive, psicologiche e pedagogiche, del rapporto tra cecità e conoscenza in una indagine sulla condizione materiale, sociale e soggettiva dei ciechi ospiti di un istituto di educazione a Torino tra il secondo dopoguerra e gli anni settanta. Dopo aver identificato i punti di svolta più significativi sulla via che ha condotto, a partire dal XVIII secolo, al superamento della concezione pre-moderna di cecità in Europa, sia sul piano sociale sia sul piano filosofico, l’autore segue il progressivo affermarsi delle pedagogie speciali e l’instaurarsi degli istituti per ciechi, in concomitanza con il rinnovamento delle teorie e dei sistemi educativi fra Otto e Novecento. Vengono poi analizzati la vita, gli atteggiamenti, le aspirazioni dei ragazzi ricoverati a Torino, visti nel loro rapporto quotidiano con lo spazio circostante e le diverse figure addette alla sorveglianza e all’educazione. L’intento essenziale è qui di uscire dai confini della storia sociale delle istituzioni “chiuse” per illustrare il concreto svolgersi dell’esperienza conoscitiva in soggetti con capacità percettive ridotte, alle prese con contesti sociali e culturali dominati dalla comunicazione visiva.