Il lavoro contenuto nel libro si basa su una esperienza di scuola “non–direttiva” realizzata in una terza classe di un paese in provincia di Teramo. L’esperienza è stata riveduta, poi, nella prospettiva di Carl Rogers, psicologo ed educatore.
Che cosa significa essere insegnante? La scuola deve “trasmettere” solo un patrimonio culturale?
Anche se suo unico compito fosse quello di “istruire” potrebbe farlo senza interferire, positivamente o negativamente, sulla maturazione di chi viene – così – considerato solo uno “scolaro” ma che – intanto – è una persona in fase di sviluppo?
Il modo di essere e di interagire di chi insegna è – necessariamente di facilitazione (o di ostacolo) per un “apprendimento” significativo; e… non solo per l’apprendimento.
Se l’insegnante potesse e volesse essere un “facilitatore-Pigmalione” che interagisse con ogni persona-alunno in una “crescita” a “spirale allargata”, allora: non solo libertà ed autorità ma, anche, “sviluppo e maturazione” verrebbero, quasi, a coincidere; e… la scuola sarebbe: “corto circuito” culturale, prevenzione educativa, VITA…
