Strutturato in tre parti questo libro vuole individuare al di là delle responsabilità dei criminali in senso stretto, quelle di un ambiente che li condanna ma che, in fondo, esorcizza, così facendo, la propria violenza. I destinatari non sono solo gli operatori pastorali e gli educatori ma tutti coloro che si ritengono persone “perbene” e lo sono davvero, secondo il casellario giudiziario, ma condividono inconsapevolmente le premesse culturali da cui scaturiscono la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra. La difficile analisi è stata condotta dagli autori secondo tre prospettive diverse e complementari.
Il primo contributo è di natura essenzialmente sociologica. Criminalità organizzata e violenza vengono studiate nelle loro dinamiche fattuali evidenziandone le modalità, i caratteri sociali, le trasformazioni ecc.
Il secondo contributo si muove, invece sul piano culturale e scritturistico. Le radici della violenza vengono colte utilizzando concetti dell’antropologia, di cui si trova il riscontro e al tempo stesso il più profondo significato nella riflessione biblica. A partire da queste premesse, si mostra infine come il Vangelo possa costituire una radicale alternativa alla cultura mafiosa. Il terzo contributo è tutto centrato sulla dimensione ecclesiologico-pastorale e mette a fuoco in modo particolare l’ispirazione evangelica e la responsabilità della comunità ecclesiale chiamata a dare una risposta al problema della violenza. In questo contesto si offrono alcune indicazioni sul cammino da percorrere e sulla complessa opera educativa da svolgere.
