Il testo affronta il tema della crescita umana, il passaggio dall’infanzia all’adolescenza e da questa alle varie maturità, lungo un percorso non lineare né indolore, segnato da resistenze, fratture, rischi e rituali anche traumatici di iniziazione. L’itinerario biografico di ogni uomo, le sue esperienze fin dalle prime ore di vita, sono sempre sottoposti all’antitesi tra nostalgia e utopia, sicurezza e rischio, casa e viaggio. E del resto, che cos’è la maturazione se non l’elaborazione del distacco da un determinato oggetto e la disposizione a nuovi investimenti?
Il libro riconsidera, da diverse angolature disciplinari (psicologia, psicoanalisi, medicina, antropologia, critica letteraria e dello spettacolo), le modalità in cui quella continua tensione tra poli opposti si presenta e si rappresenta. Cresciamo cercando sicurezze da mettere in questione. Fatichiamo per appendere la tecnica del vivere e, bene che vada, diventiamo buoni esecutori. Ma il massimo dei risultati è diventare interpreti della propria vita, viverla creativamente tanto da non rendere appariscente la grande tecnica che si è acquisita. E’ un obiettivo alto, per lo più irraggiungibile, ma non per questo meno degno di essere perseguito. Nel volume si trovano considerazioni sulla possibilità di crescere e vivere restando avventurosi come siamo nati, evitando di squilibrarci al punto di cadere nel folto stuolo di avventurieri.