Caro affitti, la riflessione di Riccardo Sollini: “Gli studenti fanno bene a protestare”

Due riflessioni sulla protesta degli studenti contro il caro affitti. Una protesta sacrosanta a fronte di una speculazione che negli ultimi anni (forse decenni) ha visto far crescere gli affitti nelle città universitarie in maniera vertiginosa. Gli studenti che arrivano sono visti come mucche da […]

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Caro affitti, la riflessione di Riccardo Sollini: “Gli studenti fanno bene a protestare”

Due riflessioni sulla protesta degli studenti contro il caro affitti. Una protesta sacrosanta a fronte di una speculazione che negli ultimi anni (forse decenni) ha visto far crescere gli affitti nelle città universitarie in maniera vertiginosa. Gli studenti che arrivano sono visti come mucche da mungere, per cui ognuno si è inventato posti letto e case da mettere a disposizione, spesso in situazioni a limite dell’umano. Mi ricordo di stanzoni con tende come divisori di stanze, con posti letto affittati come fossero in singola, camere senza finestre o finestre che danno su altre camere. In questi anni ogni buco è diventato buono e la logica dell’investimento su un appartamento da affittare agli studenti è stato seguito da diverse persone che potevano permetterselo. Niente di male fin qui, se non fosse che gli affitti messi sul mercato superano di gran lunga la possibilità di viverli.

Gli studenti fanno bene a protestare, lo studio è un diritto, anche laddove non sia scuola dell’obbligo e bisogna mettere le persone nelle possibilità di avere una possibilità di vivere l’università e studiare. Non bisogna dimenticare che molte città hanno fatto la loro fortuna sulle migliaia di studenti che arrivano e portano energie, sono quelli che vanno a fare lavori improvvisati, quelli che frequentano i locali e rendono vive città altrimenti a rischio di morte.

Purtroppo, in Italia, molto spesso le opportunità diventano velocemente sfruttamento e la logica si trasforma dal pensare a una città a misura di studente, a città a misura del guadagno migliore. Molte città universitarie hanno optato per la cacciata degli studenti e l’investimento sul turismo, molto più redditizio, senza minimamente tener conto che il benessere raggiunto, da improvvisati B&B sono dovuti all’ammucchiamento degli studenti all’interno degli appartamenti.

Tuttavia ho fatto due riflessioni: la prima sulla narrazione della protesta che viene fatta. Parola d’ordine: riuscire a sminuire il tutto. Interviste a ragazzi che dicono che sono stanchi di fare i pendolari per 20km, racconto di studenti che scambiano il diritto allo studio con il diritto all’aperitivo. Come sempre quando si toccano argomenti seri e qualcuno ci mette la faccia, il gioco diventa mostrare una realtà inutile e di basso livello. Senza ricordarsi che il nostro paese sta diventando anziano, la disoccupazione giovanile galoppa e aumentano i ragazzi che emigrano all’estero. Uno stile narrativo sempre più comune, che dimostra il basso livello culturale e la mancanza di idee per affrontare questioni centrali.

La seconda riflessione è proprio sulla casa, sulla possibilità di alloggio, perché è vero che stanno portando avanti una protesta per il caro affitti universitari, ma attenzione il tema casa nel nostro paese è un tema centrale a fronte di un sistema di precarizzazione lavorativa e di disuguaglianza crescente. Lo dicono i numeri, chi si rivolge a realtà del terzo settore è molto spesso proprio per alloggi. Forse in questo sistema individualistico di perdita delle possibilità solidaristiche, una riflessione va fatta, in profondità.

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Redazione Capodarco

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