Covid: “Ce lo insegnano i bambini, se ne esce con la condivisione e lo stare insieme”

Il Covid-19 è entrato rapidamente nella vita di ciascuno di noi, anche dei bambini, e il mondo dell’infanzia si è di colpo trovato ad avere a che fare con mascherine, distanziamento, con l’impossibilità di abbracciare nonni, amici e compagni di scuola. Inoltre, la chiusura delle scuole […]

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covid: “ce lo insegnano i bambini, se ne esce con la condivisione e lo stare insieme”

Il Covid-19 è entrato rapidamente nella vita di ciascuno di noi, anche dei bambini, e il mondo dell’infanzia si è di colpo trovato ad avere a che fare con mascherine, distanziamento, con l’impossibilità di abbracciare nonni, amici e compagni di scuola. Inoltre, la chiusura delle scuole e la didattica a distanza, la riduzione degli spazi fisici, delle risorse materiali ed immateriali intorno ai minori rappresentano e rappresenteranno il costo sociale ed evolutivo imposto loro dal Covid-19. A fare i conti da vicino con queste dinamiche c’è anche la Comunità di Capodarco di Fermo che sul territorio opera con diverse strutture e forme di accoglienza per dare una risposta specifica alle tematiche del disagio minorile. In occasione della “Giornata Internazionale per i Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” (24 novembre) a fornire una riflessione su questo momento storico in relazione al mondo dei minori è Matteo Ferroni, coordinatore in una delle strutture educative di Capodarco che si occupa di minori (0-14 anni) anche accompagnati dalle mamme (ragazze in difficoltà e ragazze madri con integrazione terapeutica).

“Gli spunti che offre questa pandemia sono molteplici e toccano nel profondo noi operatori del sociale, chiamati a vivere in prima persona le conseguenze che questa emergenza mondiale sta generando. La pandemia, nel caso specifico dell’infanzia, va a sovrapporsi e conseguentemente ad evidenziare tutte le disuguaglianze e le problematiche già esistenti – sottolinea Ferroni, che poi prosegue. “Lo stesso approccio delle Istituzioni e dei media rispetto ai minori è stato spesso incentrato verso gli stessi come possibili fonti di contagio e non invece come titolari di diritti. La nostra comunità, nell’ultimo mese, si è trovata a fronteggiare una situazione completamente nuova e complessa, che ha comportato una riorganizzazione generale delle giornate e soprattutto del modo di stare insieme. Sono venuti meno gli abbracci, i momenti di condivisione e di socialità che sono il cuore pulsante della nostra realtà e che rappresentano il veicolo principale con il quale noi educatori riusciamo ad accogliere e rasserenare i bambini che accogliamo, le cui condizioni di vita sono in partenza disagevoli”.

“E’ stato un vivere ‘sospeso’ – la riflessione del coordinatore – durante il quale quella routine che scalfiva le giornate dei nostri accolti è stata ripensata e rimodulata. Sono stati interrotti da un giorno all’altro tutte quelle attività che nella loro ciclicità garantivano ai bambini della comunità quella normalità di cui gli stessi hanno bisogno per ovviare alle situazioni di disagio che si trovano a vivere. La sospensione improvvisa della scuola, degli sport e degli incontri protetti con i familiari e la divisione interna per nuclei, ha generato un iniziale disorientamento, facendoci riflettere sull’importanza che tali momenti hanno nel mondo interiore dei bambini. Questi ultimi hanno rimandato frequentemente il loro dispiacere nel non poter vedere i loro compagni di scuola e i parenti o più semplicemente nel non poter giocare insieme. L’osservazione nel lungo periodo ci ha fornito però quell’elemento già riscontrato in altre occasioni che conferma la loro naturale inclinazione nel riadattarsi e ripensarsi anche in situazioni difficili ed impreviste. La loro attitudine a comprendere, ancor più degli adulti e a ricollocarsi in un modello nuovo, tirando fuori risorse inaspettate. Riflettendoci, ad oggi, i nostri piccoli ospiti, ci hanno fornito l’esempio e l’ispirazione per affrontare questa delicata fase, restituendoci ancora una volta la necessità di ripensare ad un futuro nel quale proprio la cura dell’infanzia e dei suoi diritti sia centrale per un domani migliore“.

“Il Covid – conclude Ferroni – ci impone una distanza fisica che sovente diviene emotiva e ci allontana dall’altro. Un meccanismo che crea forti divisioni e che si ripercuote irrimediabilmente nel mondo dell’infanzia. I bambini della nostra comunità ci hanno insegnato in queste difficili giornate che solo nello stare insieme, nella condivisione e nell’unione d’intenti si può uscire da questo difficile periodo di crisi”.

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Redazione Capodarco

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