Dopo Cannes, Minervini torna “a casa”. Domenica 7 giugno alla Comunità di Capodarco proiezione di “Louisiana” e incontro con il regista marchigiano

E giovedì 4 giugno (ore 11.30) conferenza stampa per presentare il programma completo del “Capodarco L’altro festival-Premio L’anello debole”

this.image.title
dopo cannes, minervini torna “a casa”. domenica 7 giugno alla comunità di capodarco proiezione di “louisiana” e incontro con il regista marchigiano
Roberto Minervini

Roberto Minervini

CAPODARCO – “Riprende come un documentarista, ma monta come un regista di finzione. E restituisce al cinema la sua qualità più grande, farci vedere quello che i nostri occhi non avrebbero potuto scoprire da soli”. Così il critico Paolo Mereghetti ha scritto di Roberto Minervini, il regista marchigiano osannato all’ultimo festival di Cannes per la sua ultima opera “Louisiana (the other side)”. Una vera investitura per un personaggio che la critica è ormai concorde nel giudicare tra le figure più interessanti della cinematografia mondiale. E che domenica 7 giugno tornerà “a casa” per la proiezione più emozionante del suo minitour italiano: quella che costituisce l’anteprima del “Capodarco L’altro festival”, la rassegna organizzata dalla Comunità di Capodarco di Fermo e prevista dal 22 al 27 giugno prossimi.

Minervini è nato proprio a Fermo nel 1971 ed è cresciuto nella vicina Monte Urano, allontanandosene prima per la Spagna e poi per gli Stati Uniti, dove ha lavorato nella finanza fino all’11 settembre 2001, quando è stato riconosciuto vittima indiretta della strage (la sua azienda aveva una sede nel World Trade center) e con l’indennizzo in denaro che gli è toccato ha potuto assecondare la sua passione per il video e fotoreportage iscrivendosi a un master di Media studies.
Con “Louisiana” Minervini torna a raccontare un’America profonda e precaria, povera di tutto, chiusa in se stessa. E appunto “invisibile” ai più. Un’umanità nascosta, che vive ai margini della società statunitense e che cerca di reagire all’evidente minaccia di essere dimenticata dalle istituzioni. Come i tre precedenti lungometraggi, anche questo è nato dopo lunghi mesi di convivenza con i protagonisti, che man mano accettano una macchina da presa che li segue delicatamente nel quotidiano. “Voglio catturare la realtà, quello che vedo – spiega il regista – Per questo non c’è alcun tipo di recitazione. Ci sono invece interpretazioni della vita reale, scelte insieme alle persone che ho filmato”.

Una scena del film "Louisiana"

Una scena del film “Louisiana”

Scritto da Minervini insieme alla moglie Denise Ping Lee, “Louisiana” racconta la storia di un territorio invisibile, il nord dello stato americano, abitato da veterani in disarmo, adolescenti taciturni, tossicodipendenti in cerca di una via d’uscita, spogliarelliste, anziani che hanno perso la voglia di vivere, ma tutti comunque disperatamente attaccati alla vita. Un paese in cui la disoccupazione arriva al 60% e dove le persone sono distrutte dalla povertà e dalle anfetamine, spesso fatte in casa. Un film duro, “crudo” secondo alcuni (è vietato ai minori di 14 anni), un “film politico” lo ha definito l’autore.
Nell’incontro del 7 giugno a Capodarco, Minervini sarà intervistato dal critico Dario Zonta, che è anche uno dei produttori dell’opera per Agat Films & Cie e Okta Film, in coproduzione con ARTE France Cinéma e Rai Cinema.

Il “Capodarco L’altro festival” si svolgerà come detto dal 22 al 27 giugno con proiezioni di film e documentari, incontri con registi e attori, degustazioni enogastronomiche di prodotti locali selezionati da Tipicità. E con la visione e l’ascolto e la premiazione dei cortometraggi del IX Premio L’Anello debole.

Il programma completo e la lista dei video e audio cortometraggi finalisti saranno comunicati giovedì 4 giugno alle ore 11.30 in una conferenza stampa presso la Comunità di Capodarco di Fermo.

Info
Tel. +39 0734 681001 – Fax +39 0734 681015
info@capodarcolaltrofestival.it
www.capodarcolaltrofestival.it
www.capodarcolaltrofestival.com

l'autore

Redazione Capodarco

L'ufficio comunicazione della Comunità di Capodarco racconta la vita della rete: persone, territori, diritti. Da sessant'anni diamo voce a chi spesso non ne ha. Tutti gli articoli

continua a leggere

Altre storie

Articolo

IL SOGNO DI UNA CHIESA DIVERSA. Un canonista di periferia scrive al Papa

“Non sono più sufficienti i richiami personali all’umiltà e al servizio di chi ha responsabilità nella Chiesa. L’impalcatura dell’organizzazione ecclesiale va riformata: con umiltà e coraggio, appellando agli insegnamenti evangelici. Non solo le persone debbono essere evangeliche, ma anche l’organizzazione”. Con un linguaggio schietto e senza giri di parole, in un centinaio di pagine don Vinicio Albanesi sintetizza la sua proposta di riforma ecclesiale. Rivolgendosi direttamente a Papa Francesco, il presidente della Comunità di Capodarco – che si definisce “canonista di periferia” e “parroco di campagna” – gli propone di codificare nero su bianco nel Diritto canonico un maggiore coinvolgimento dei laici e di tutto il popolo dei credenti nei ruoli di responsabilità.

Articolo

RACCONTARE DIO – Per essere parte attiva del creato

Un percorso di vita all’insegna della ricerca di Dio e dell’impegno a esserne testimone: questo, in sintesi, il testo autobiografico scritto da don Vinicio Albanesi con l’obiettivo di restituire al lettore esperienze di fede vissuta. “La cosa migliore per accompagnare la crescita di fede è raccontare Dio” scrive l’autore, presidente della Comunità di Capodarco, parroco dell’Abbazia di San Marco alle Paludi, in provincia di Fermo. “Si ha così la possibilità di conoscerlo e di amarlo. Fermarsi alle pratiche è deleterio e fuorviante. Il Dio cristiano, tramite Gesù, ha molte cose da suggerire e da proporre”. Una visione diversa, un esercizio di fede continuo che si esplicita nella quotidianità, nel rapporto con gli altri e, soprattutto, con i più fragili. Una fede non scevra da dubbi e incertezze, capace però di donare serenità e la consapevolezza di aver finalmente incontrato Dio.

Articolo

LA VITA E’ BELLA. Pensieri e parole dalla Comunità San Girolamo di Fermo

Come celebrare i 20 anni di vita (1999-2019) della Comunità San Girolamo di Fermo per persone con disagio psichico? La risposta non poteva che essere coerente con una delle idee guida della Comunità: ascoltare e ridare la parola a chi non viene (quasi) mai ascoltato da chi vive nel mondo dei cosiddetti «normali». Nella convinzione che non sia mai sufficiente «l’impegno che ciascuno di noi, come operatori e ancor prima come persone e cittadini di un contesto sociale, può esprimere allo scopo di amplificare le idee, i pensieri, le fantasie e tutto ciò che passa per la mente delle persone che vivono la malattia mentale ogni giorno. In quella stessa vita di cui noi siamo parte come operatori, famigliari, amici, semplici vicini di casa o passanti che le incrociano per strada » (dall’introduzione di Eugenio Scarabelli). In queste pagine si trovano gli esiti di un progetto di scrittura e di espressione di sé condotto per diversi mesi, dal 2017 alla fine del 2018. Ogni capitolo raccoglie una scelta dei testi nati nei laboratori di scrittura, riprodotti senza alcuna modifica rispetto agli originali, ed è preceduto da una breve introduzione, che non vuole affatto togliere la parola ai protagonisti, ma solo fornire qualche chiave di lettura anche a chi è profano rispetto al mondo del disagio psichico. Parole e pensieri rivolti a tutti, come scrive don Vinicio Albanesi nella prefazione al volume, «per mettersi in ascolto di storie segnate da una grandissima sofferenza», ma anche dalla fiducia in una vita che è sempre bella.

Resta in contatto

Le storie della rete, ogni due settimane.

Reportage, nuove pubblicazioni, eventi e battaglie sui diritti. Niente spam, solo ciò che conta.