Giornata contro la droga, “uno slogan non racchiude la complessità delle storie”

“Giornata contro la droga. Formulazione complessa che apre a soggettive interpretazioni. Un’espressione viziata, tra stereotipie e moralismi; tra verità e senso comune”. Inizia così la riflessione che i responsabili dell’Associazione l’Arcobaleno di Fermo, realtà terapeutica della Comunità di Capodarco che si occupa di dipendenze dal 1986, ha […]

this.image.title
giornata contro la droga, “uno slogan non racchiude la complessità delle storie”

“Giornata contro la droga. Formulazione complessa che apre a soggettive interpretazioni. Un’espressione viziata, tra stereotipie e moralismi; tra verità e senso comune”. Inizia così la riflessione che i responsabili dell’Associazione l’Arcobaleno di Fermo, realtà terapeutica della Comunità di Capodarco che si occupa di dipendenze dal 1986, ha voluto condividere in gruppo con i giovani accolti, in occasione della XXXII Giornata mondiale della lotta alla droga, che si celebra oggi 26 giugno.

“Esplorandone il significato con i ragazzi – spiegano i responsabili – abbiamo potuto identificare due estremità della stessa questione, reciprocamente intercambiabili sia per esattezza che per puntualità, al tempo stesso confini di una infinità di sfumature che non si esauriscono in uno slogan. Che non può esaurire in sé, la complessità delle storie racchiuse e delle innumerevoli sfumature che intercetta dell’umano”.

“Abbiamo da un lato la condanna categorica alla droga. La posizione di chi si distacca dal suo utilizzo e dagli ambienti che la contengono. Una condanna sancita dalle sofferenze evocate nei racconti di storie di strada, storie di perdite che echeggiano ancora prepotenti nelle vite di ognuno di noi”. Dall’altro ci sono le storie “complesse, drammatiche, vere, interessanti, impossibili, visionarie, divertenti. A volte quasi difficili da raccontare”.

“Forse la difficoltà più grande nel parlare di droghe è che fanno parte del vissuto della nostra società – prosegue la riflessione – oppure fanno parte di un immaginario in cui incasellare persone e vite. Probabilmente il passaggio più importante è che la difficoltà di immergersi dentro i racconti e trovare la lucidità di dire ‘proviamo a trovare una strada insieme’ passa dallo staccarsi dal concetto droga per entrare in quello di vita”.

Al gruppo è stato chiesto “ma voi di cosa parlereste se doveste parlare alla giornata mondiale contro la droga?”. Tra le numerose testimonianze ne riportiamo due:
– “A me è successo così, mi ricordo una volta ho visto un poster appeso dentro ad un ufficio, c’erano scritte una miriade di cose: disagio sociale, esclusione, ribellione, adolescenza…tutte questioni che un ragazzo si poteva vivere. Ho pensato ‘questo è il tema’ e riguarda la persona”.
– “Non so come si affronta il tema droga, so come si affronta il tema vita e trovare un senso alla propria, in un epoca in cui raccontare e farsi raccontare diventa un lusso profondo, in cui la solitudine diventa specchio di egoismo. Ecco forse parlare di droga non serve, nella giornata mondiale di lotta alla droga, parliamo di interazioni di vita”.

“Vi mettiamo a disposizione i nostri pensieri e la possibilità di poterci incontrare. Questi siamo noi”. È l’invito concreto da parte dei ragazzi e dei responsabili. Perché un messaggio, se lo mandi “deve avere un obiettivo”.

l'autore

Redazione Capodarco

L'ufficio comunicazione della Comunità di Capodarco racconta la vita della rete: persone, territori, diritti. Da sessant'anni diamo voce a chi spesso non ne ha. Tutti gli articoli

continua a leggere

Altre storie

Articolo

IL DIO DELLA COMPAGNIA

Non si può leggere questo libro di don Vinicio Albanesi, senza sentirsi pesantemente tirati in ballo, messi di fronte alla propria cattiva coscienza. Eppure, una volta riconosciuta la forza scioccante di una scrittura che non ha tempo da perdere, credenti e non credenti possono leggere questo libro per il solo piacere di udire le parole risuonare, secche, precise, ciascuna con il coraggio del suo significato. Forse perché don Albanesi conosce la potenza delle parole e confida che la loro bellezza indichi a chiunque, anche a chi non è suo compagno di strada, la necessità di ascoltare.

Articolo

ANZIANI DEPORTATI

La chiusura delle Rsa, così come attualmente concepite, nell’arco dei prossimi sei anni, e la contemporanea creazione di strutture di tipo familiare caratterizzate da un massimo di 15 posti. Sono le due principali proposte illustrate da don Vinicio Albanesi, in un e-book che raccoglie la sua riflessione sul tema della gestione della terza età all’indomani della grave crisi che ha colpito le Residenze sanitarie assistenziali durante la fase acuta dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Il presidente della Comunità di Capodarco si dice convinto della necessità di cambiare radicalmente la gestione della terza età, superando la tendenza all’istituzionalizzazione e cercando in ogni caso di favorire la permanenza in casa delle persone anziane. “L’epidemia, con le migliaia di morti dentro le Rsa, ha mostrato chiaramente – argomenta don Albanesi – i limiti terapeutici ed esistenziali che le persone anziane sono costrette a vivere: occorre cambiare approccio, senza far prevalere la logica del risparmio”.

Articolo

LA DOLCEZZA DI DIO

Scopo di queste pagine è individuare il percorso seguito da Dio, incarnato nella vita di Cristo. Ne risulterà una “dolcezza” inusitata. Non solo in senso emotivo e affettivo, ma come scelta di umanizzazione, capace di mettere a proprio agio i destinatari del messaggio. La vita di Cristo si mette alla pari con qualsiasi individuo umano, ne segue la storia, condividendone problemi,felicità e anche la morte. Proprio perché il Dio cristiano si è posto alla pari, ascoltarlo, conoscerlo, seguirlo diventa più facile (Vinicio Albanesi)

Resta in contatto

Le storie della rete, ogni due settimane.

Reportage, nuove pubblicazioni, eventi e battaglie sui diritti. Niente spam, solo ciò che conta.