In aumento nel 2019 gli affidi familiari nelle Marche. Nessun caso Covid nelle comunità

In aumento gli interventi di affido familiare (provvedimento temporaneo destinato a minorenni italiani o stranieri che si trovano in situazioni di instabilità familiare e che vengono accolti, appunto, in una famiglia che ne fa richiesta o in una comunità) nelle Marche. Nel 2019 gli affidi a famiglie […]

this.image.title
la guerra raccontata ai bambini. novara: “non paragoniamola ai litigi”

In aumento gli interventi di affido familiare (provvedimento temporaneo destinato a minorenni italiani o stranieri che si trovano in situazioni di instabilità familiare e che vengono accolti, appunto, in una famiglia che ne fa richiesta o in una comunità) nelle Marche. Nel 2019 gli affidi a famiglie sono stati 530 mentre nel 2018 furono 462. È quanto emerge dal report 2020 del Garante regionale dei diritti sull’accoglienza dei minori fuori dalla famiglia d’origine, presentato questa mattina nel corso di una conferenza stampa a palazzo Leopardi di Ancona.

“Il sistema di accoglienza nelle Marche ha saputo fronteggiare adeguatamente anche l’emergenza epidemiologica con nessun caso Covid nelle comunità- spiega il Garante, Andrea Nobili-. Nel complesso dobbiamo riconoscere la competenza degli operatori, il valore sociale e solidaristico della rete delle famiglie affidatarie. È ovvio che possono esserci dei casi borderline, pensiamo a cosa accaduto di recente in una comunità del territorio regionale e proprio per questo la vigilanza deve essere puntuale e costante”. Nel 2019 sono stati otto gli affidi familiari che hanno riguardato minori stranieri non accompagnati, mentre sono stati 24 nel 2018 (ultimo dato disponibile) gli affidi di minori con disabilità. Oltre l’80% degli affidamenti familiari risulta essere di tipo giudiziale mentre la durata media va dai due ai quattro anni. La fascia prevalente di eta’ e’ quella compresa tra gli 11 ed i 14 anni.

“Il sistema italiano di tutela è caratterizzato da forme di intervento tardo-riparative- continua Nobili-. Senza disconoscere il bisogno di azioni di protezione e cura degli stessi minori esposti a situazioni gravemente pregiudizievoli, si deve avere la capacità di intervenire prima, prevenendo l’aggravarsi delle problematiche familiari. Serve un progetto ampio, un lavoro di rete sociale che veda il coinvolgimento delle istituzioni e degli attori competenti a partire dai tavoli regionali di confronto già attivati con le autorità giudiziarie e i coordinamenti delle strutture di accoglienza e delle associazioni familiari per l’affidamento nonché con l’ufficio del Garante”.

Per quanto riguarda invece le strutture di comunità residenziali presenti nelle Marche sono complessivamente 879 i minori ospitati di cui il 46% di cittadinanza italiana (408) e il 54% di provenienza straniera (471), perlopiù albanesi (171), pakistani (52), marocchini (37) e nigeriani (23). I minori stranieri non accompagnati sono 299 (34% del totale). Nella provincia di Pesaro Urbino è presente il maggior numero di minori affidati a comunità (331 pari al 38%), segue Macerata (177 pari al 20%), Fermo (163 pari al 19%), Ancona (145 pari al 19%) e Ascoli Piceno (63 pari al 7%). “Questo nuovo report- spiega il presidente del consiglio regionale, Antonio Mastrovincenzo- insieme a quanto fatto in questi cinque anni, credo che stia a dimostrare come la figura del Garante abbia riacquistato la sua centralità”.

© Copyright Redattore Sociale/Agenzia DIRE

l'autore

Redazione Capodarco

L'ufficio comunicazione della Comunità di Capodarco racconta la vita della rete: persone, territori, diritti. Da sessant'anni diamo voce a chi spesso non ne ha. Tutti gli articoli

continua a leggere

Altre storie

Articolo

WELFARE UMANO. Una comunità integrata per accogliere persone

Il volume muove da una sintesi della storia degli ultimi venti secoli di assistenza, cogliendo come, mentre i destinatari siano rimasti sempre i medesimi – poveri, malati, orfani, disabili… -, la forma dell’assistere abbia assunto modalità diverse in relazione al contesto storico e socioculturale: in altre parole, come la risposta delle istituzioni sia emanazione del progetto di umanità di una società. A fronte dell’inadeguatezza delle risposte socio-sanitarie del nostro tempo, parcellizzate e incomunicanti, l’autore mette a tema la dimensione comunitaria quale spazio e tempo per un innovativo “welfare umano”: un fare comunità che parte dalla cura dei dettagli (dell’abitazione, del cibo, della cura della persona e della relazione), attraversa lo stile comunitario, l’appartenenza e la condivisione, per giungere alla promozione del benessere fisico, psichico e sociale della persona con fragilità. In questa prospettiva la formazione degli operatori è un percorso che attraversa i valori dell’esistenza umana per approdare a un profilo di competenze non più differibile.

Articolo

Lettera da Capodarco n.5 – Dicembre 2012

In questo numero della Lettera da Capodarco:

– Un uomo che non si dimentica
– Assistenza ai malati di sla: il “modello unico” di Capodarco
– In ricordo di Albano
– L’importanza di restare a “casa”. Fino alla fine
– Chiesa: l’occasione dell’anno della fede
– Il bosco finalmente pronto
– Duecento giornalisti nel Labirinto senza fili
– La disabilità in Messico… vista da Capodarco

Articolo

LA LUNGA SFIDA. MANUALE PER SUPERARE L’EMARGINAZIONE

Questo libro è la vita di Marisa Galli, co-fondatrice della Comunità di Capodarco. E’ una critica, a volte sopita altre volte feroce, del consumismo e dei “non-valori” dei nostri tempi. Scritto come un unico flusso di pensieri e emozioni , questo libro è lo specchio incrinato dall’emarginazione, dal disagio, dalla disabilità, uno specchio dove ciascuno di noi si dovrebbe riflettere. E’ il racconto della vita di una persona che pareva destinata all’emarginazione e all’isolamento sociale (povera, disabile e donna), divenuta invece artefice di un forte riscatto personale e collettivo.

Resta in contatto

Le storie della rete, ogni due settimane.

Reportage, nuove pubblicazioni, eventi e battaglie sui diritti. Niente spam, solo ciò che conta.