Italia 2030? “Malati cronici e disabili saranno la vera emergenza”

La vera emergenza dell’Italia fra dieci anni? I cinque milioni di anziani over 65 anni portatori di disabilità e gli otto milioni con almeno una malattia cronica. Saranno ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari e respiratorie le bestie nere dell’Italia del futuro, che metteranno pressione sulla sostenibilità […]

this.image.title
giornata malato, il papa: “investire le risorse in cura e assistenza alle persone malate è una priorità”

La vera emergenza dell’Italia fra dieci anni? I cinque milioni di anziani over 65 anni portatori di disabilità e gli otto milioni con almeno una malattia cronica.
Saranno ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari e respiratorie le bestie nere dell’Italia del futuro, che metteranno pressione sulla sostenibilità economica del sistema sanitario e assistenziale. Una piaga che colpirà sopratutto i 4,5 milioni di over 65 che vivranno da soli nel 2030 e fra questi il milione e duecentomila che, sempre fra un decennio, avrà più di 85 anni. Si parla di “bomba demografica pronta a deflagrare” durante la terza edizione de “Gli Stati generali dell’assistenza a lungo termine”, la due giorni romana (11-12 luglio) che si sta svolgendo al Ministero della Salute in queste ore. È Roberto Bernabei, ordinario di geriatria all’Università Cattolica e Presidente di Italia Longeva, a lanciare l’allarme sulle proiezioni socio-demografiche  e sanitario-assistenziali elaborate dall’Istat, che fotografano l’invecchiamento della popolazione italiana: “Dobbiamo evitare che l’Italia diventi un enorme ma disorganizzato ospizio – afferma il professor Bernabei – nel quale resteranno pochi giovani costretti a lavorare a più non posso per sostenere milioni di anziani soli e disabili”.

I numeri dell’Istituto nazionale di statistica presentati a Roma da Berabei raccontano di un declino demografico in atto: nel 2050 ci saranno 63 anziani ogni 100 persone in età lavorativa (oggi sono 35); il numero di over 65 crescerà fino a un terzo degli abitantitotali, 20 milioni, nonostante un calo previsto della popolazione di 2,5 milioni di unità.
Le conseguenze? L’aumento di condizioni patologiche che necessitano di cure a lungo termine e un numero inferiore di giovani in grado di tenere in piedi il sistema produttivo e contemporaneamente prendersi cura dei più anziani.
Già oggi “Le famiglie sono un pilastro del nostro welfare” spiega Bernabei commentando le cifre relative alle spese per le disabilità: sui 15 miliardi per le cure a lungo termine dei disabili, “ben tre e mezzo sono stati pagati di tasca propria dalle famiglie”. Una quota destinata ad aumentare quando nel 2030 “la disabilità interesserà 5 milioni di anziani” e che ha allertato anche il Presidente dell’Inps, Tito Boeri. “Non è pensabile rispondere a una domanda crescente di assistenza di lungo periodo basandosi pressoché interamente sul contributo delle famiglie – ha detto Boeri –. Ci vogliono politiche di riconciliazione fra lavoro e responsabilità famigliari” proponendo di rimodulare, in base al bisogno effettivo di assistenza, i permessi di lavoro retribuiti per i familiari che assistono i disabili e garantiti dalla legge 104.

Che fare di fronte a questo scenario? Per il professore della Cattolica non basta lavorare sul campo della prevenzione perché “visto il numero di over 85 bisognerà far fronte alla inevitabile perdita di autonomia, investendo in reti assistenziali, competenze e tecnologia”. È la “tecnoassistenza” per Bernabei “il vero banco di prova per il futuro del Paese” perché se “perdiamo questa partita, i numeri che già conosciamo ci schiacceranno e – chiude il Presidente di Italia Longeva – sarà vana qualsiasi riforma della sanità, del lavoro o della previdenza sociale”.

© Copyright Redattore Sociale

l'autore

Redazione Capodarco

L'ufficio comunicazione della Comunità di Capodarco racconta la vita della rete: persone, territori, diritti. Da sessant'anni diamo voce a chi spesso non ne ha. Tutti gli articoli

continua a leggere

Altre storie

Articolo

DECALOGO

Nella vita concreta delle persone c’è la convinzione che sia l’individuo a fare sintesi sulla propria fede, in modo autonomo: una somma di idee, convinzioni, atteggiamenti, pratiche che ondeggiano tra la fede cattolica classica e altri riferimenti. La cultura ancora prevalente nelle nostre terre non nega Dio, ma sottopone la sua presenza e le indicazioni della Chiesa a un esame che fa appello alla scelta personale. Che cosa significa, dentro questo contesto sociale e culturale, declinare quanto fino a poco tempo fa era radicato e indiscusso – il Decalogo – ma che ormai sembra essere «in esilio» per la maggior parte di noi? Le pagine di questo volume sono insieme un esercizio di memoria e uno sforzo responsabile di aggiornamento per non perdersi «nel precetto» e tornare alla fonte.

Articolo

QUESTA TERRA E’ ANCHE MIA. Agricoltura Capodarco: storie di lavoro e solidarietà

Era il 1978 quando Milly Luksa e Memmo Mezzani, coppia di disabili miodistrofici ospiti della Comunità di Capodarco di Roma – guidata da don Franco Monterubbianesi – scelsero di trasferirsi in campagna, sui Castelli romani, per dare vita a una nuova casafamiglia dedita alle attività dell’agricoltura, dell’orto, della cura degli animali. Arrivarono a Grottaferrata insieme a un gruppo di obiettori di coscienza che impararono a coltivare la terra e si trasformarono in contadini. Il casale spalancò le sue porte per dare accoglienza ad altre persone disabili, fragili, emarginate, senza famiglia, relegate negli istituti di quel tempo. I princìpi di fondo: vita comunitaria autogestita, sostegno reciproco, partecipazione, inserimento lavorativo. Nasceva così, quarant’anni fa, il nucleo originario della cooperativa sociale Agricoltura Capodarco, una delle prime esperienze concrete di agricoltura sociale in Italia…

Articolo

LE TRIBÙ DELL’ANTICO MONDO

Scatta la fatidica data del 1°Gennaio 2000. L’agitazione, molto relativa a ben riflettere, è sempre più effervescente.Tutti sono pronti, non si sa bene a che. In compenso sono pronti. … I temi che affronto riguardano la vita privata e quella collettiva, i costumi sociali e culturali, gli atteggiamenti politici, economici, religiosi e morali. La prospettiva mi deriva dalla cultura e della storia personale,che conoscete bene e che non rinnego: avrà i limiti e i difetti di ogni storia. Sarà carente per alcuni passaggi e sovrabbondante per altri; acuta e banale insieme; intelligente e prevedibile. Abbiate pur sempre pazienza: più che essere onesti con se stessi non si può (Vinicio Albanesi)

Resta in contatto

Le storie della rete, ogni due settimane.

Reportage, nuove pubblicazioni, eventi e battaglie sui diritti. Niente spam, solo ciò che conta.