L’agricoltura contro l’isolamento: alla Comunità San Girolamo la cura dell’orto riempie le giornate

Da quest’anno nella Comunità San Girolamo di Fermo l’isolamento da covid si combatte anche con l’agricoltura. Nei terreni adiacenti la struttura, in cui vivono persone con disagio psichico, è stata infatti avviata la conduzione di un orto attraverso un progetto nato la scorsa primavera. “Quando ci siamo […]

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l’agricoltura contro l’isolamento: alla comunità san girolamo la cura dell’orto riempie le giornate

Da quest’anno nella Comunità San Girolamo di Fermo l’isolamento da covid si combatte anche con l’agricoltura. Nei terreni adiacenti la struttura, in cui vivono persone con disagio psichico, è stata infatti avviata la conduzione di un orto attraverso un progetto nato la scorsa primavera. “Quando ci siamo resi conto che l’emergenza sanitaria avrebbe condizionato per lungo tempo le nostre vite – racconta Antonio Oriolo, educatore della Comunità – ci siamo trovati nella necessità di arricchire il nostro programma settimanale con qualche attività che potesse essere svolta e portata avanti negli spazi della Comunità stessa. Il succo del ragionamento è stato questo – prosegue Oriolo. Se a causa della pandemia, le norme imposte dalle autorità (ma anche il buon senso!) ci obbligano ad una serie di restrizioni che hanno avuto come effetto quello di limitarci fortemente nella possibilità di effettuare uscite ed attività non solo all’esterno, ma anche all’interno della Comunità, allora quale migliore occasione per ripensare il nostro lavoro e trovare nuove soluzioni altrettanto valide per le nostre finalità?”

I lavori nell’orto di San Girolamo

D’altronde la pratica nella cura degli spazi agricoli e nelle attività che ne derivano era già in dote agli ospiti della Comunità San Girolamo, in quanto lo scorso anno era stato avviata una collaborazione con il locale circolo di Legambiente che gestisce un orto urbano nella città di Fermo.

“Così i nostri della Comunità – spiega Antonio Oriolo – avevano dapprima preso parte alle giornate denominate ”puliamo il mondo” impegnandosi nella pulizia della spiaggia per poi incominciare a frequentare l’orto che l’associazione gestisce a Fermo con attività di piccole manutenzioni ma anche di piantumazione ed accudimento delle piantine. Poi, in inverno, è arrivata la pandemia ed allora ci siamo dovuti fermare e ripensare tante attività che, come questa svolgevamo all’esterno e che adesso non potevamo più fare. Dal momento che la nostra Comunità è ubicata in campagna, dove di certo il terreno non manca e, nel nostro caso fortunatamente nemmeno l’acqua, allora perché non impegnarci nella coltivazione di un orto Abbiamo cercato nel quartiere qualcuno a cui chiedere una mano per le operazioni preliminari di ripulitura e dissodamento del terreno e così un nostro vicino, con molto entusiasmo ed in maniera del tutto gratuita, ci ha aiutati nella preparazione e per quelle cose che da soli non potevamo fare perché non avevamo l’attrezzatura necessaria. Tutti insieme abbiamo recintato il terreno e poi provveduto all’acquisto del materiale necessario per poter costruire un impianto di irrigazione cosiddetto ”goccia a goccia” che ci permette non solo di limitare il consumo della sempre più preziosa acqua ma anche di ridurre la crescita delle erbacce tra le piantine dell’orto. Per l’approvvigionamento dell’acqua ci siamo serviti di una grossa vasca di raccolta dell’acqua piovana che normalmente viene utilizzata come riserva per il funzionamento dell’impianto antincendio della Comunità”.

“Così, a primavera inoltrata, dopo aver piantato pomodori, cetrioli, zucchine, ecc. ci siamo presi cura delle piccole piantine che, a mano a mano che crescevano, andavano seguite per essere assecondate in altezza con la posa delle cannucce e poi legate ma anche potate per eliminarne le parti infruttifere. Senza dimenticare, quando c’era bisogno, di andare ad aprire e poi richiudere l’impianto di irrigazione. Insomma, la cosa è andata avanti per tutta l’estate, quando sono cominciati ad arrivare i primi frutti che abbiamo regolarmente raccolto, con non poca soddisfazione di tutti noi. In più occasioni ne abbiamo anche approfittato per utilizzare i prodotti appena raccolti nel menù della cena autogestita (altro progetto che i nostri portano avanti da più di un anno e che li vede impegnati autonomamente nella preparazione e consumazione di cene in uno spazio riservato della nostra Comunità)”.

“Insomma – conclude l’educatore della Comunità San Girolamo – si può dire che l’orto ci ha ampiamente ripagati per l’impegno ed il lavoro svolto in questi mesi. In questi giorni provvederemo alla raccolta degli ultimi pomodori per poi togliere le piante oramai secche, ripulire il terreno e prepararlo con le opportune lavorazioni e  concimazioni (rigorosamente naturali) alla prossima primavera”.

 

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Redazione Capodarco

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