L’arcivescovo di Fermo Luigi Conti presenta a Capodarco il nuovo volume di don Vinicio Albanesi

I laici sarebbero solamente dei sudditi? Il diritto canonico è assimilato al diritto civile? E questa commistione si evince nelle cause di nullità matrimoniale? Sono alcune delle domande e delle provocazioni lanciate da don Vinicio Albanesi nel suo ultimo volume “Il sogno di una Chiesa […]

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l’arcivescovo di fermo luigi conti presenta a capodarco il nuovo volume di don vinicio albanesi
La copertina del nuovo libro di don Vinicio Albanesi

La copertina del nuovo libro di don Vinicio Albanesi

I laici sarebbero solamente dei sudditi? Il diritto canonico è assimilato al diritto civile? E questa commistione si evince nelle cause di nullità matrimoniale? Sono alcune delle domande e delle provocazioni lanciate da don Vinicio Albanesi nel suo ultimo volume “Il sogno di una Chiesa diversa”, edito da Ancora e presentato sabato pomeriggio presso la Sala convegni della Comunità di Capodarco di Fermo. “Per fare un prete ci vogliono 8 anni e per fare due sposi 12 incontri in parrocchia?”, ha chiosato l’arcivescovo di Fermo Luigi Conti, che ha presentato il volume alla presenza di circa 300 persone. Sottolineando la necessità di un maggiore coinvolgimento dei laici nella vita ecclesiale.

“Alcuni aspetti di questo libro mi hanno affascinato, in rapporto alla persona che scrive determinate cose. Il 10 settembre 2013 don Vinicio mi aveva consegnato la sua autobiografia; oggi io mi trovo qui con voi a riflettere circa il sogno di una Chiesa diversa, una sorta di autobiografia di un canonista di periferia che è anche parroco di campagna. Una sorta di sguardo retrospettivo e appassionato alla Chiesa che don Vinicio serve da 47 anni, dedicato ad alunni che ha seguito in decenni di insegnamento”.

“Il rischio è che le incrostazioni storiche possano segnare il cammino ecclesiale”, ricorda don Vinicio Albanesi. “Oserei dire che è libro a tesi di colui che ha percorso tutto il Concilio e il travaglio della Chiesa. Bisogna obbedire alle leggi della Chiesa? La domanda è legittima”, ha proseguito il presule, aggiungendo: “Il cristianesimo non è una religione per i cristiani, ma per l’intera umanità”. Don Vinicio dichiara di soffrire per il distacco tra l’apparato ecclesiastico e la vita delle persone: “Gli permette di denunciarlo la storia della sua vita, glielo consente. Nella sua autobiografia don Vinicio ha fatto un memoriale e un sogno di un diritto che rispetti le persone, le loro speranze e i loro ideali”.

Lo stile della Chiesa dovrebbe essere collaborativo: don Albanesi ipotizza e auspica un “Sinodo permanente” nelle diocesi. “La nostra arcidiocesi di Fermo ha celebrato il suo ultimo Sinodo circa 40 anni fa”, ha osservato monsignor Conti. I riflessi concreti toccherebbero “anche la gestione del denaro”. Se dopo il Concilio Vaticano II “c’è stata una divaricazione tra Chiesa carismatica e Chiesa istituzionale”, don Vinicio ha scelto “di stare dalla parte dei riformatori. In lui c’è un continuo tormento e una continua ricerca di una sintesi nuova”, ha sottolineato l’arcivescovo.

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Redazione Capodarco

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