L’Etica del lavoro – Articolo tratto da “Lettera da CAPODARCO N.0”

di Martina Monterubbiano – “Buongiorno, benvenuta. Come si chiama?” “Sono Maria e vorrei fare l’educatrice, ho visto una posizione libera” “Bene signorina, il titolo lo possiede ma è pronta ad ‘usare’ il cuore e a sporcarsi le mani’? Nelle comunità psichiatriche dove la vulnerabilità incontra […]

this.image.title
l’etica del lavoro – articolo tratto da “lettera da capodarco n.0”

di Martina Monterubbiano

– “Buongiorno, benvenuta. Come si chiama?”
“Sono Maria e vorrei fare l’educatrice, ho visto una posizione libera”
“Bene signorina, il titolo lo possiede ma è pronta ad ‘usare’ il cuore e a sporcarsi le mani’?

Nelle comunità psichiatriche dove la vulnerabilità incontra la possibilità di rinascita, le professioni di aiuto svolgono un ruolo fondamentale. Infermieri, psicologici, educatori socio-sanitari e medici non sono semplici erogatori di servizi: sono testimoni quotidiani di un’etica concreta, radicata nel rispetto profondo della persona e nel riconoscimento del suo diritto ad una vita dignitosa.

Nei nostri contesti, l’etica non è solo un insieme di regole deontologiche: è una bussola. Ogni scelta operativa – dal linguaggio usato, alla comunicazione con la famiglia, alla gestione della casa, alle attività riabilitative e socializzanti – ha implicazioni morali. La relazione di aiuto è una relazione asimmetrica, dove il rischio di esercitare un potere ingiustificato è reale. Proprio per questo l’etica diventa presidio di giustizia, di ascolto, di non giudizio. Il rapporto tra ospite e operatore è un rapporto di cura e di non potere.

Un primo punto cardine è il rispetto della soggettività. Ogni persona accolta è portatore di un’identità e di una storia di bisogni concreti e complessi. Anche nei casi più gravi, la persona non si identifica con la diagnosi; l’operatore etico è capace di imporre uno sguardo che va oltre il sintomo, oltre il comportamento disturbante per cogliere l’umano che chiede spazio e riconoscimento.

Un altro aspetto cruciale riguarda la gestione del limite e del fallimento. Il professionista sa riconoscere i propri limiti e i propri confini, evitando derive salvifiche e frustranti. La cura, in ambito psichiatrico è fatta di attese, ricadute e resistenze. Mantenere un atteggiamento giusto, significa accettare che il cambiamento non sempre segue tempi desiderati. Chi opera in questo tipo di disagio è esposto a carichi emotivi intensi. Questa professione richiede non solo attenzione all’altro, ma vigilanza su di sé:

  • supervisione
  • formazione continua
  • spazi di elaborazione che diventano spazi fondamentali per non perdere lucidità
  • empatia e motivazione.

‘Eticamente parlando’, le cooperative e le associazioni che si occupano di questo settore dovrebbero avere un’attenzione particolare alla selezione del personale e quindi, si dovrebbe parlare di dovere etico sia verso la persona accolta sia verso il professionista da assumere. Oggi, le istituzioni sono lontane da questo mondo, non tengono in considerazione l’adeguatezza dei contratti e il rinnovo delle convenzioni, prevedono assurdi minutaggi e sottovalutano la gravità dei carichi, fino ad arrivare a considerare questo, un lavoro a rischio per alcuni aspetti ma non usurante.

In definitiva, l’etica professionale nel lavoro sociale non è un optional; è ciò che trasforma un gesto in una relazione d’aiuto, in un’esperienza di cura autentica.

 

Scarica e leggi il n.0 della rivista semestrale #letteradacapodarco
Formato Pdf 

l'autore

Redazione Capodarco

L'ufficio comunicazione della Comunità di Capodarco racconta la vita della rete: persone, territori, diritti. Da sessant'anni diamo voce a chi spesso non ne ha. Tutti gli articoli

continua a leggere

Altre storie

Articolo

Lettera da Capodarco n.1 – Aprile/Maggio 2010

In questo numero della Lettera da Capodarco:

– Politiche sociali: le critiche e le iniziative
– Un manuale e una ricerca sul “modello” di Capodarco
– Riabilitazione: la nuova sfida si chiama SLA
– Notizie dai servizi
– Rinasce il bosco
– Comunità in festa il 26 e 27 giugno

Articolo

LE TRIBÙ DELL’ANTICO MONDO

Scatta la fatidica data del 1°Gennaio 2000. L’agitazione, molto relativa a ben riflettere, è sempre più effervescente.Tutti sono pronti, non si sa bene a che. In compenso sono pronti. … I temi che affronto riguardano la vita privata e quella collettiva, i costumi sociali e culturali, gli atteggiamenti politici, economici, religiosi e morali. La prospettiva mi deriva dalla cultura e della storia personale,che conoscete bene e che non rinnego: avrà i limiti e i difetti di ogni storia. Sarà carente per alcuni passaggi e sovrabbondante per altri; acuta e banale insieme; intelligente e prevedibile. Abbiate pur sempre pazienza: più che essere onesti con se stessi non si può (Vinicio Albanesi)

Articolo

FARE COMUNITÀ. LA COMUNITÀ DI CAPODARCO

La richiesta di riflettere sul fare comunità ha coinciso con l’esigenza di fissare per iscritto quanto, per decine di anni, abbiamo vissuto. La Comunità di Capodarco ha appena compiuto 40 anni di vita (…). Molte persone, disabili e non, hanno trascorso la loro vita in essa. E’ doveroso, far emergere, al di là dei singoli episodi, che cosa quest’esperienza, diffusa in Italia e nel mondo, ha significato. Non solo per le persone che già la conoscono, ma per quanti la conosceranno. (Dall’Introduzione di don Vinicio Albanesi)

Resta in contatto

Le storie della rete, ogni due settimane.

Reportage, nuove pubblicazioni, eventi e battaglie sui diritti. Niente spam, solo ciò che conta.