Una storia di “confine” – Articolo tratto da Lettera da CAPODARCO N.0

di Matteo Silenzi – FERMO 1977 – Adele (nome di fantasia), la donna che viene a casa nostra ad aiutare per le pulizie racconta che vicino a lei abita un bambino che non può andare a scuola. Mia madre chiede spiegazioni e Adele dice che ha […]

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una storia di “confine” – articolo tratto da lettera da capodarco n.0

di Matteo Silenzi

 FERMO 1977 – Adele (nome di fantasia), la donna che viene a casa nostra ad aiutare per le pulizie racconta che vicino a lei abita un bambino che non può andare a scuola. Mia madre chiede spiegazioni e Adele dice che ha quasi 8 anni, sta sempre a casa, non cammina: “…come lo tocchi si rompe”Mia madre, insegnante elementare, dice che non è possibile che non vada a scuola, e chiede di conoscerlo. Adele l’accompagna e mia madre scopre che è tutto vero, Andrea (nome di fantasia), ha le “ossa di cristallo” e non va a scuola. Ha già subito diverse operazioni, sta quasi sempre a letto, al primo piano della casa, nella quale viene “spostato” su un passeggino. Non va a scuola perché quella competente territorialmente non è adeguata (sarebbe anche vero, ma non può bastare) e perché le maestre hanno risposto semplicemente che non era possibile perché troppo rischioso, senza interessare nessuno.

Mia madre contatta l’Assessore competente, spiegando la situazione e chiedendo che il bambino potesse andare a scuola da lei, a Ponte Ete, quella idonea più vicina a dove Andrea abitava. Idonea si fa per dire, perché all’ingresso c’era una scalinata di una decina di gradini senza alcuna rampa inclinata. L’Assessore spiega le difficoltà, soprattutto per organizzare un trasporto dedicato, con i giri dei pulmini che non lasciano buchi di orario, né mezzi liberi, ma ovviamente condivide l’obbligo e si attiva. Poi serve una carrozzina, perché Andrea non può certo usare quel passeggino, nel quale, anche se è piccolino fisicamente, non entra più. Serve una carrozzina. Chi può aiutare a trovarla? La Comunità di Capodarco.

Mia madre telefona, gli passano Gina Tonucci della segreteria, le chiede come avere una carrozzina. Si incontrano, viene individuato il tipo di carrozzina adatto (deve essere reclinabile, perché Andrea deve starci un po’ sdraiato, seduto è rischioso. Spiegate le modalità, presi i dati, il problema è che la carrozzina costa 800mila lire e la famiglia non le ha. Andrea inizia la scuola utilizzando il vecchio passeggino. Uno dei primi giorni di scuola Andrea è assente, perché il passeggino si è rotto. D’impeto mia madre compila e spedisce a suo nome il modulo d’ordine che aveva nella borsa, poi è presa dall’angoscia: chi paga la carrozzina? Anche lei non dispone di quella cifra.

E’ l’anno delle radio libere, i primi veri social network; a Francavilla d’Ete Giancarlo Guardabassi ne ha aperta una, Radio Aut, che trasmette in diretta 24 ore su 24. Una sera, dopo cena, mia madre telefona e spiega la situazione. C’è un bambino con disabilità che ha 8 anni e non può andare a scuola, abbiamo risolto tutti i problemi pratici, ma ha bisogno di un aiuto per pagare la carrozzina. La radio lancia l’appello, gli ascoltatori telefonano. Chi da 2mila lire, chi 5mila, qualcuno arriva a 50mila! Nella stessa notte dell’appello viene raccolto più del doppio del necessario. Nei giorni successivi viene comunicato il numero di conto postale, anche alla radio si possono consegnare i soldi. Non mancherà nessuno. Quello che avanza viene lasciato nel conto intestato ad Andrea . Ad ottobre, pochi giorni dopo l’inizio della scuola, arriva la carrozzina e Andrea può iniziare questa esperienza. Dopo qualche tempo, non ricordo quanto, ma poco importa, la scuola organizza una festa con la radio. Guardabassi insieme a molti degli ascoltatori-sottoscrittori vanno nella scuola a conoscere quella realtà, e a conoscere Andrea . Il loro Andrea , l’Andrea di tutti. 

Andrea a scuola deve fare per quattro volte, ogni giorno, la decina di gradini dell’ingresso: quando arriva, quando esce per fare il giro dell’edificio e andare a mensa, quando dalla mensa torna indietro alla classe e quando, a metà pomeriggio, la scuola finisce e i bambini tornano a casa. E’ un problema? No, ci si organizza e si aiuta. A scuola Andrea deve andare in bagno. Chi lo aiuta? Un suo compagno di classe, perché tutti i bambini sono coinvolti, lo aiutano a reggere i libri, a spostargli i quaderni, gli passano penna e matita. Litigano per aiutarlo ad andare a mensa e in bagno, tanto che le maestre devono stabilire dei “turni”. Sono questi i problemi? Se sulla bilancia da una parte c’è la possibilità di andare a scuola, l’esercizio di quel diritto, e dall’altra alcune difficoltà superabili con buona volontà e la collaborazione di tutti, bambini compresi (solidarietà applicata e partecipata), cosa è più importante?

Andrea è un bambino e un alunno felice, comincia a parlare di più, sempre a voce bassa, ma parla, ride, scherza. E’ intelligente. Partecipa ai progetti della scuola, ai concorsi vari, incontra anche Sandro Pertini (presidente della Repubblica Italiana dal 1978 al 1985) come premio alla classe per il concorso della Provincia sulla Resistenza. Durante il viaggio a Roma c’è la possibilità di interessare la Provveditrice ai problemi posti dai presidi delle scuole medie. Gli stessi delle maestre che inizialmente non l’avevano accettato alle elementari, perché la tentazione al disinteresse verso le esigenze dell’altro è sempre dietro l’angolo. Al rientro seguono telefonate di fuoco, e di colpo tutte le scuole medie di Fermo vogliono Andrea. Così frequenta anche le medie, poi il Centro di formazione professionale Artigianelli. Andrea ha avuto un lavoro, grazie al livello di istruzione raggiunto e alla legge che tutela l’accesso lavorativo dei disabili, e porta a casa il suo contributo.

Ha ottenuto la pensione di invalidità e si sente utile alla famiglia. E’ diventato risorsa. La differenza tra includere ed escludere è nelle persone e nelle loro scelte.

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