Educatori di strada – Articolo tratto da “Lettera da CAPODARCO N.0”

di Chiara Todde L’educativa di strada è un approccio socio-educativo non convenzionale che si svolge direttamente negli ambienti di vita delle persone, come strade, piazze, stazioni dei treni e dei pullman, parchi o qualsiasi altro luogo frequentato abitualmente da persone in situazioni di marginalità. A […]

this.image.title
educatori di strada – articolo tratto da “lettera da capodarco n.0”

di Chiara Todde

L’educativa di strada è un approccio socio-educativo non convenzionale che si svolge direttamente negli ambienti di vita delle persone, come strade, piazze, stazioni dei treni e dei pullman, parchi o qualsiasi altro luogo frequentato abitualmente da persone in situazioni di marginalità. A differenza degli interventi tradizionali che richiedono alle persone di recarsi in strutture predefinite, l’educatore di strada si sposta verso di loro.

Per questa sua caratteristica, l’educativa di strada rappresenta una metodologia fondamentale per raggiungere situazioni di esclusione sociale e vulnerabilità, che altrimenti sarebbe difficile intercettare. Tra i gruppi target dell’educativa di strada ci sono spesso, e soprattutto nei nostri territori, gli adolescenti: ragazze e ragazzi tra i 14 e i 21 anni che si ritrovano in quei luoghi di aggregazione spontanea e informale.

L’educatore di strada si avvicina e offre la mano”, cerca di offrire un ponte su cui costruire una relazione. Non è questa un’autentica e primaria forma di accoglienza? Gli adolescenti che frequentano piazze, stazioni, campetti da gioco, non chiedono aiuto, non si aspettano uno sguardo attento che li osservi, è l’educatore a proporgli una possibilità, qualcosa di diverso.

L’educatore di stradava verso”. La sua attività è una “rincorsa continua” perché gruppi di adolescenti all’apparenza simili hanno modalità aggregative completamente diverse e poi vivono con la volubilità tipica dell’adolescenza.

L’educatore di strada deve avere con sé uno zainetto pieno di linguaggi diversi”. Conoscere più lingue, saper fare video, conoscere generi musicali diversi, seguire i content creator del momento, saper utilizzare Instagram e saper giocare a Clash Royale. Sono strumenti di aggancio potenziali che al momento opportuno possono essere utili a costruire una relazione senza partire da zero ma già dal secondo giro.

L’educatore di strada non ha pregiudizi, costruisce una rete di relazioni con linguaggi informali, vive momenti di incertezza, così riesce a tessere fili con tante persone e raccoglierne i racconti. La parola “accoglienza” in alcuni contesti assume significati e sfumature specifiche, ma il suo nucleo essenziale rimane sempre lo stesso: apertura all’altro e disponibilità a creare un legame. Secondo tale ragionamento, riuscire a creare uno spazio (non-spazio-chiuso) in cui le ragazze e i ragazzi possono sentirsi al sicuro di esprimersi, senza usare filtri su bisogni e difficoltà, di affidarsi esplorando risorse ed esperienze nuove, vuol dire aver realizzato un autentico “atto di accoglienza”.

L’educatore di strada si muove negli spazi urbani. Utilizza una bussola? No! Utilizza Google maps? No! “Si guarda intorno, osserva e va”, a piedi, in bici, con gli autobus, solo vedendo le vie e le piazze dal punto di vista degli adolescenti potrà vedere (e incontrare) adolescenti. 

 

Scarica e leggi il n.0 della rivista semestrale #letteradacapodarco
Formato Pdf  

Condividi questo articolo

l'autore

Redazione Capodarco

L'ufficio comunicazione della Comunità di Capodarco racconta la vita della rete: persone, territori, diritti. Da sessant'anni diamo voce a chi spesso non ne ha. Tutti gli articoli

continua a leggere

Altre storie

Articolo

RIPENSARE LA FAMIGLIA. Per un cambio di passo nella Chiesa

La centralità della famiglia non può rimanere uno slogan, ma deve concretizzarsi nella legge della Chiesa, nella liturgia e nella pastorale rompendo monopoli che già le indicazioni del Concilio Vaticano II avevano suggerito di superare. Questa è la convinzione di don Vinicio Albanesi, «prete di strada» da sempre attivo nelle «periferie» care a papa Francesco, ma anche canonista e parroco di una piccola comunità di duecento famiglie, che – con le sue variegate e a volte complicate storie familiari – rispecchia un po’ il mondo, almeno quello occidentale. Punto di partenza di questa riflessione è la prima tappa del cammino indicato dal Papa alla Chiesa, il Sinodo straordinario del 2014, che ha espresso preoccupazione per la «crisi» della famiglia, ma non ha suggerito proposte concrete, con- fermando dottrine che nessuno ha mai masso in discussione e limitandosi a esprimere misericordia e accoglienza

Articolo

VOGLIA DI CREDERE

Quando mi fu proposto di scrivere un’introduzione al cristianesimo, mi venne suggerito di rispondere alla domanda: “Perché, oggi, un ragazzo dovrebbe credere?” Da questa proposta sono rimasto lusingato e impaurito. Lusingato, perché esprimere il contenuto di fede è importante per qualsiasi credente, tanto più per un prete; impaurito, perché spiegare il cristianesimo, in un centinaio di pagine, è estremamente rischioso. Il commento che farò è l’esternazione della fede personale: un mix di razionalità, quale adesione a verità rivelate, desideri ed emozioni. La fede per essere tale, coinvolge la vita. E la vita è fatta di scelte; elaborate quanto si vuole, ma, alla fin fine, molto chiare. (Vinicio Albanesi)

Articolo

Lettera da Capodarco n.6 – Giugno 2013

In questo numero della Lettera da Capodarco:

– Sanità: il trucco della compartecipazione alle spese
– Vivere in comunità con figli. Storie di donne fragili
– Ricominciare a vivere dopo il “percorso terapeutico”
– Parte l’osservatorio sulle dipendenze patologiche
– La Chiesa di Papa Francesco. Non lasciamolo solo
– Persone cancellate: gli internati dell’Opg in comunità
– Povertà, disuguaglianze, welfare. Il nostro appello
– Una scuola per i genitori
– La giornata tipo della “famiglia” di Santa Elisabetta

Resta in contatto

Le storie della rete, ogni due settimane.

Reportage, nuove pubblicazioni, eventi e battaglie sui diritti. Niente spam, solo ciò che conta.