Giornata mondiale della Salute Mentale. Dal manicomio di Macerata alla Comunità San Claudio, era il 1998

Martina Monterubbiano e Stefania Pietracci (Comunità San Claudio): raccontarsi e sorprendersi “delle risorse dimostrate da chi viene ritenuto tra i più instabili della società”  “Il giorno 11 Febbraio 1998 in applicazione della legge Basaglia, venti persone hanno cambiato residenza trasferendosi dal manicomio di Macerata alla […]

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giornata mondiale della salute mentale. dal manicomio di macerata alla comunità san claudio, era il 1998
Martina Monterubbiano e Stefania Pietracci (Comunità San Claudio): raccontarsi e sorprendersi “delle risorse dimostrate da chi viene ritenuto tra i più instabili della società”

Martina Monterubbiano e Stefania Pietracci

 “Il giorno 11 Febbraio 1998 in applicazione della legge Basaglia, venti persone hanno cambiato residenza trasferendosi dal manicomio di Macerata alla Comunità San Claudio di Corridonia MC. Ieri ancor più di oggi queste persone con cronicità psichiatrica venivano riconosciute come ‘diverse’. Per noi parlare oggi di diversità non è fare distinzioni tra persone ma parlare di sfumature e aspetti differenti. Proprio in questo senso di ‘di-vergere’ cioè andare in un altro verso, ci muoviamo nella nostra attività in un senso molto lontano dal vecchio modello assistenziale. Diverso è generalmente ciò che va da un’altra parte rispetto a dove andiamo noi, ma per noi che andiamo verso una Comunità integrata, inclusiva e compartecipe, parlare di diversità è come parlare di qualcosa che non esiste”. Sono alcuni passi scritti da Martina Monterubbiano e Stefania Pietracci, rispettivamente coordinatrice e psicologa della Comunità San Claudio di Corridonia MC, pubblicati nelle pagine di Welfare Umano” di Vinicio Albanesi (FrancoAngeli, 2022). La parola che secondo le responsabili si avvicinava meglio al concetto era: “’Differente’, nel suo senso etimologico di ‘Dis-ferens’ cioè portatore di un’altra cosa. Ed ecco che quello che magari manca a noi può essere portato da altri. Scompare così ogni discriminazione, insieme ai preconcetti, accettando l’idea di una realtà fatta di tante tessere di puzzle, ognuna differente ma importante. Se la normalità, così come la diversità, esiste solo nella nostra mente, allora l’altro non è qualcosa da temere o comprendere a tutti i costi, ma solo una ulteriore tessera da accettare se vogliamo completarci”.

Sin dalla nascita la Comunità stabilisce che gli obiettivi dovevano essere: “porre l’attenzione sempre verso l’esterno nonostante i limiti che la malattia psichiatrica impone e perseguire la migliore qualità di vita possibile per il livello di autonomia di ogni singola persona”. Pur consapevoli della necessaria schematizzazione ed organizzazione del lavoro riabilitativo, Martina Monterubbiano e Stefania Pietracci, ricordano quanto sia stato fondamentale mantenere un atteggiamento curioso ed attento verso l’altro perché “il legame che si instaura tra ospite e operatore è un legame tra persone. Non è un legame di amicizia. Non ci si sceglie in comunità ma tanto chi ci vive quanto chi ci lavora, non può prescindere dall’affetto reciproco”. Alla base del processo c’è stata sempre l’idea di creare un contesto favorevole alla progettazione educativa e all’accoglienza, attraverso una cura estetica degli ambienti “che può sembrare scontata, ma è in realtà una precisa scelta frutto di costante lavoro e attenzione. La mente è il motore o il freno del benessere corporeo e la cura di sé (spesso compromessa dalla patologia) diventa un canale per esprimerlo. Questi concetti si declinano anche nella disposizione e cura degli ambienti di vita quotidiana”.

Parlare di come si svolge una giornata in Comunità “potrebbe sembrare difficile – scrivono Martine e Stefania -.  In fondo la difficoltà maggiore è nel mostrare al mondo esterno che viviamo da persone ‘normali’. L’obiettivo del nostro lavoro è tendere al massimo benessere possibile, mirando all’autodeterminazione della persona, misurandoci professionalmente con i limiti e spesso spostandoli. Sorprendendoci a volte delle risorse dimostrate da chi viene ritenuto tra i più instabili della società”.

Per questa Giornata abbiamo immaginato dei singolari libri di una sola pagina nella quale riportiamo le parole Anna, Fausto e Mauro, tre persone che hanno intrecciato la loro storia con la nostra e che da anni vivono nelle Comunità San Girolamo di Fermo e San Claudio di Corridonia (MC). Le due realtà legate alla Comunità di Capodarco che si occupano di salute mentale e disagio psichico. Le loro parole risalgono ad aprile del 2023 quando, in presenza del Card. Matteo Zuppi durante il convegno dedicato alla “sofferenza psichiatrica”, sono saliti sul palco e con grande coraggio, le hanno condivise davanti a una sala gremita

“UN GIORNO MI DISSERO” – ANNA
“LA VITA NON E’ UNO SLOGAN” – FAUSTO 
“RESISTI” – MAURO

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Redazione Capodarco

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