Ora tocca a noi: l’emergenza vista dalla ‘Capodarco Big Family’ della Puglia

“Sembra di vivere una sceneggiatura di un film fantascientifico, in cui si combatte il nemico invisibile che vuole distruggere il mondo, e noi nelle nostre case ad attendere l’esito di questa guerra”. Inizia così la riflessione di Ilaria Minnella, coordinatrice della Comunità di Capodarco “Padre […]

this.image.title
ora tocca a noi: l’emergenza vista dalla ‘capodarco big family’ della puglia

I ragazzi della ‘Capodarco Big Family’ in una foto di qualche estate fa

“Sembra di vivere una sceneggiatura di un film fantascientifico, in cui si combatte il nemico invisibile che vuole distruggere il mondo, e noi nelle nostre case ad attendere l’esito di questa guerra”. Inizia così la riflessione di Ilaria Minnella, coordinatrice della Comunità di Capodarco “Padre Gigi Movia” di Galatone, in provincia di Lecce, che gestisce due centri diurni socio-educativi e riabilitativi, un centro sociale polivalente per disabili e un centro diurno dedicato a persone con disturbi dello spettro autistico. Le strutture da oltre un mese sono chiuse a causa dell’emergenza covid-19 ed operatori, ospiti e famiglie hanno iniziato la loro speciale vita a distanza che, tramite le parole di Ilaria, vi raccontiamo di seguito.

“Purtroppo non è un film e la realtà sta superando di gran lunga l’immaginazione. I primi giorni del mese di gennaio, io come credo gran parte della popolazione italiana, ho visto questo virus come una cosa lontana, un qualcosa che comunque a noi non ci avrebbe toccati, perché si sa, è più semplice pensare che a noi non succederà mai niente e anche questa volta avremmo vissuto un’altra tragedia mondiale da spettatori. Giorno dopo giorno il virus si è avvicinato, è entrato nel nostro Paese e ci ha messi al muro in maniera violenta. In quei giorni una grande confusione nella mia testa. Alcuni operatori (lungimiranti) mi parlavano del loro timore e delle loro paure perché a loro parere non era una semplice influenza come volevano farci credere; dall’altra parte mi sentivo dire che invece i grandi scienziati ci tranquillizzavano del fatto che non fosse niente di che, ‘siamo i soliti esagerati’ dicevano, ‘vedrete che passerà presto’…e intanto il numero dei deceduti aumentava a dismisura.

Era un sabato sera quando dalla Regione Puglia ci arriva l’avviso che l’accesso ai Centri Diurni era consentito solo agli ospiti muniti di tutti i presidi di sicurezza (mascherina e guanti in lattice monouso) e che avremmo dovuto garantire a tutti gli operatori gli stessi presidi, il gel igienizzante e garantire la distanza di un metro tra le persone presenti. E’ stato in quel momento che ho realizzato veramente che la guerra era appena cominciata. La reazione degli operatori è stata fantastica, sono stati subito pronti ad affrontare tutti i cambiamenti e lo stesso è stato per le famiglie dei nostri ospiti. Il martedì sera la Regione Puglia ci comunica la chiusura dei Centri Diurni. Da quel giorno è iniziata una continua comunicazione fra tutti e i nostri telefonini che tanto abbiamo criticato accusandoli di allontanarci, sono diventati i nostri migliori amici e le nostre armi contro l’isolamento. Sinceramente mi sento fortunata perché le famiglie dei nostri ragazzi sono stupende! E i ‘miei’ operatori fantastici!

Ogni giorno tramite il gruppo whatsapp che abbiamo con le famiglie inviamo dei video dei nostri operatori in cui vengono proposte svariate attività da fare a casa. Una sorta di video tutorial in cui vengono proposte attività motorie, di musicoterapia, artistiche, di giardinaggio e chi più ne ha più ne metta. E’ emozionante ricevere poi i video dei nostri ragazzi che svolgono i loro lavori a casa. Oltre all’invio dei video sono costanti le telefonate e videochiamate tra i ragazzi e gli operatori e tra noi operatori tutti. Ci siamo sempre definiti una grande famiglia, ‘Capodarco Big Family’ è il nome che ci siamo dati e mai come in questo momento storico l’essere parte di una così bella realtà è fondamentale per tutti noi perché ci aiuta ad affrontare con più sicurezza le incertezze del futuro. Abbiamo alle nostre spalle una grande Mamma e un grande Papà che ci guidano, ci ascoltano e ci sono di supporto sempre. A nome di tutti grazie Maria e Gregorio! La quarantena forzata non ci ferma, avevamo programmato da tempo una formazione specifica per gli Educatori che inizierà la settimana prossima via Skype.

“Stiamo programmando delle attività per il futuro che possono essere svolte anche a distanza di un metro. Stiamo pensando ad un nuovo modo di stare insieme, di condividere a distanza. Siamo certi che la ripresa non sarà facile, dobbiamo rivedere le nostre abitudini, il nostro modo di comportarci, il nostro essere. La cosa più difficile sarà non poter dare e ricevere i grandi e lunghi abbracci dai nostri ragazzi a cui siamo abituati. Sarà dura, ma sarà un’altra sfida che supereremo al meglio, come abbiamo sempre fatto. Questo virus ha fatto emergere tutto il bello e tutto il brutto che c’è. Così abbiamo scoperto che tanta gente ha un cuore grande e si da da fare per aiutare chi è in difficoltà (in realtà noi di Capodarco lo abbiamo sempre saputo questo, erano gli altri che non se ne accorgevano) e abbiamo ahimè scoperto che il nostro sistema sanitario e di assistenza è da rivedere, che i modelli che ci hanno imposto sono sbagliati, che siamo persone, non numeri (ma sapevamo anche questo). Abbiamo riscoperto la bellezza di stare con le nostre famiglie, i nostri figli, i nostri genitori (chi ha la fortuna di averli vicini), i nostri mariti e le nostre mogli. “Andrà tutto bene” è quello che ci ripetiamo da settimane ed io ne sono fermamente convinta che sarà così, deve essere così. Lo dobbiamo ai nonni, ai genitori e ai figli. Ora tocca a noi, rimbocchiamoci le maniche perché alla fine di tutto, abbiamo un Paese da rimettere in piedi”.

l'autore

Redazione Capodarco

L'ufficio comunicazione della Comunità di Capodarco racconta la vita della rete: persone, territori, diritti. Da sessant'anni diamo voce a chi spesso non ne ha. Tutti gli articoli

continua a leggere

Altre storie

Articolo

Lettera da Capodarco n.6 – Giugno 2013

In questo numero della Lettera da Capodarco:

– Sanità: il trucco della compartecipazione alle spese
– Vivere in comunità con figli. Storie di donne fragili
– Ricominciare a vivere dopo il “percorso terapeutico”
– Parte l’osservatorio sulle dipendenze patologiche
– La Chiesa di Papa Francesco. Non lasciamolo solo
– Persone cancellate: gli internati dell’Opg in comunità
– Povertà, disuguaglianze, welfare. Il nostro appello
– Una scuola per i genitori
– La giornata tipo della “famiglia” di Santa Elisabetta

Articolo

QUESTA TERRA E’ ANCHE MIA. Agricoltura Capodarco: storie di lavoro e solidarietà

Era il 1978 quando Milly Luksa e Memmo Mezzani, coppia di disabili miodistrofici ospiti della Comunità di Capodarco di Roma – guidata da don Franco Monterubbianesi – scelsero di trasferirsi in campagna, sui Castelli romani, per dare vita a una nuova casafamiglia dedita alle attività dell’agricoltura, dell’orto, della cura degli animali. Arrivarono a Grottaferrata insieme a un gruppo di obiettori di coscienza che impararono a coltivare la terra e si trasformarono in contadini. Il casale spalancò le sue porte per dare accoglienza ad altre persone disabili, fragili, emarginate, senza famiglia, relegate negli istituti di quel tempo. I princìpi di fondo: vita comunitaria autogestita, sostegno reciproco, partecipazione, inserimento lavorativo. Nasceva così, quarant’anni fa, il nucleo originario della cooperativa sociale Agricoltura Capodarco, una delle prime esperienze concrete di agricoltura sociale in Italia…

Articolo

I QUATTRO GRADI DELL’AMORE PROSSIMO

«È giunto il momento di abbozzare una risposta a quelli che mi hanno chiesto per anni: “Ma perché fai tutte queste cose?”». Dopo una vita da “prete di strada” spesa al servizio degli “ultimi”, don Albanesi riflette a tutto campo sui fondamenti biblici, teologici e culturali di quello che è stato l’impegno della sua esistenza. La virtù della giustizia, l’amore per i propri cari, l’aiuto per chi ha bisogno, il dono della vita: sono questi i quattro gradi dell’amore del prossimo che l’autore individua, da vivere secondo una logica profondamente umana e al tempo stesso sorprendentemente evangelica.

Resta in contatto

Le storie della rete, ogni due settimane.

Reportage, nuove pubblicazioni, eventi e battaglie sui diritti. Niente spam, solo ciò che conta.