“Produrre bellezza per restare belli: il Covid non ferma il teatro nella Comunità San Claudio

“Questo non è il tempo di andare, è il tempo di restare. Produrre bellezza con criterio per essere forti e restare belli“. Recita così uno dei testi del laboratorio teatrale al quale hanno partecipato negli ultimi cinque anni gli ospiti della Comunità riabilitativa San Claudio di Corridonia, realtà residenziale […]

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“produrre bellezza per restare belli: il covid non ferma il teatro nella comunità san claudio

“Questo non è il tempo di andare, è il tempo di restare. Produrre bellezza con criterio per essere forti e restare belli“. Recita così uno dei testi del laboratorio teatrale al quale hanno partecipato negli ultimi cinque anni gli ospiti della Comunità riabilitativa San Claudio di Corridonia, realtà residenziale legata alla Comunità di Capodarco di Fermo che attraverso attività riabilitative e relazionali accoglie circa una ventina di persone con problematiche psichiatriche.

A raccontarci questa esperienza sono la dott.ssa Stefania Pietracci, psicologa della comunità San Claudio e la regista del laboratorio teatrale la dott.ssa Roberta Fonsato. “Il lavoro in questo ultimo anno – spiegano – si è dovuto riadattare agli eventi che si sono susseguiti. Il paradigma dentro/fuori ha da sempre caratterizzato la patologia psichiatrica e da anni il lavoro di comunità è stato sempre più rivolto al fuori: l’obiettivo di molteplici progetti è stato quello di lavorare per l’inclusione sociale della persona al di là della malattia“.

Un progetto creativo che ha però rischiato di arenarsi definitivamente con l’arrivo della pandemia, ma che dopo un iniziale smarrimento ha potuto proseguire a distanza grazie alla perseveranza degli organizzatori e alla disponibilità degli ospiti della struttura. “Con l’arrivo del virus è emersa la necessità di proteggersi: il ‘tornare dentro’ del primo lockdown è stato vissuto bene dai nostri ospiti”- racconta la dott.sa Pietracci, “noi dovevamo stare dentro come tutti, senza essere nuovamente discriminati, ed anzi è stata un’esperienza unica su cui svilupperemo future ricerche. Purtroppo, in questo stesso periodo il progetto Teatro si è interrotto. Con le successive riaperture dell’estate il mondo ha ripreso quasi completamente il suo corso mentre per gli ospiti della Comunità permaneva  un ‘attenzione particolare in cui questa volta “il dentro” era ancora più pesante e distinto dal “fuori” portando a rivivere l’esperienza (che in realtà non è mai del tutto passata) di essere diversi. Tutto si è fermato: rientri in famiglia, progetti lavorativi, attività all’esterno e la possibilità di accogliere all’interno della comunità esperti che portavano avanti progetti. Il bisogno di re-inventarsi per non escludere del tutto i contatti con il fuori, così terapeutici per la salute mentale degli ospiti, ha dato l’avvio ad un nuovo processo creativo. E da qui l’idea di ripensare al modo di portare avanti comunque, anche se diversamente e in tutta sicurezza, le varie attività riabilitative: tra queste il laboratorio di teatro. Con molte domande si è scelto di proseguire in modalità online. Ma come rendere l’attività teatrale, fatta di corpo, tocco, respiri, un’attività a distanza? Come condurre il laboratorio attraverso le indicazioni della regista Roberta Fonsato, visibile a schermo grande, proiettata su una parete? Abbiamo proseguito nel vederci settimanalmente, senza interrompere il normale corso degli incontri. A piccoli passi la regista ha cercato di tastare il gruppo su come avrebbe potuto reagire a distanza nell’eseguire le istruzioni – nessuno di noi lo aveva sperimentato prima – e nel tempo, quello che sembrava impossibile ha addirittura sviluppato una nuova modalità del processo creativo”.

In modalità online gli incontri hanno mantenuto lo stesso precedente format: incontro a cerchio del gruppo, breve riscaldamento, attività effettiva, chiusura in cerchio, saluti. “Utilizzando lo strumento della poesia – spiega la psicologa della Comunità San Claudio – si è portato avanti, come filo conduttore il tema “del dentro/fuori”, “chiusura/apertura”, “ispirati” dal vissuto comune del nostro quotidiano.Gli ospiti hanno dimostrato una capacità di “stare” nel setting e drammatizzare i temi trattati. Non lo sapevamo, ma nella difficoltà stavamo cominciando a creare un processo creativo che ora li vede ancora più autonomi nella gestione e nella processualità dell’attività teatrale, a tratti la regista è diventata la spettatrice e non la conduttrice. E poi un ulteriore evoluzione che ha portato ad un altro modo di vivere l’esperienza: la possibilità di un ritorno in presenza della regista, ovviamente in massima sicurezza utilizzando una parete invisibile, di plexiglass tra i partecipanti e la conduttrice, una” quinta parete” teatrale,per unire la presenza tra loro e lei. La presenza, una parete invisibile, finzione, realtà, la plastica che unisce, la plastica che divide”.

L’esperienza drammatica del Covid-19 ha visto anche momenti e pratiche di resilienza, ed ha fornito ad ospiti ed operatori della Comunità San Claudio un’occasione per fermarsi a riflettere e costruire continuamente nuovi modi di fronte a nuove realtà. Il laboratorio di teatro è uno di questi. “Mi sto chiedendo ogni volta che effetto mi fa fare lezione in 2 mt quadrati, separata dai partecipanti e avere il desiderio di scavalcare quella parete e stare in mezzo a loro, vivere la grandezza del teatro, fatto di respiri, tocco, odori e molto altro” – ha raccontato la regista dopo i primi incontri a distanza. “Sento la loro presenza, l’accoglienza nel rendermi partecipe al gruppo aldilà della plastica”.

“Fare teatro è un dare e avere”- spiega invece un ospite della Comunità, “lavorare online non mi piace ma è meglio di niente…quando finalmente Roberta è tornata dietro alla plastica va bene, è come averla di qua della plastica”. “Lavorare con Roberta in modalità online è molto particolare – è stata l’impressione di un’educatrice- ma è ancor più strano vederla dietro alla parete di plexiglass…solamente facendo ci si dimentica della barriera invisibile che c’è. La pandemia era un’esperienza di vita nuova per tutti, e in questo contesto la nostra scelta di essere riabilitatori andava riscoperta, esplorata anch’essa insieme alla vita di tutti i giorni fuori dalla Comunità. Gli ospiti, da parte loro, ci hanno sorpresi dando testimonianza di una grande capacità di resilienza, e di fatto, molto naturalmente siamo andati “avanti insieme” donandoci a vicenda, risorse idee e capacità”

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Redazione Capodarco

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