Senza conservanti

Il paradosso della disuguaglianza

Due età di confine, due solitudini diverse. A tredici anni si chiede di essere visti, a diciassette di essere creduti. In mezzo, spesso, ci sono adulti che hanno smesso di ascoltare. Una riflessione su ciò che i ragazzi ci stanno dicendo, anche quando tacciono.

"fate questo in memoria di me"
«Senza conservanti» — il commento settimanale sull'attualità, senza additivi né sconti.

Il tema di questa domenica potrebbe essere indicato nelle disuguaglianze. Amos è un semplice contadino e mandriano; chiamato improvvisamente dal Signore mentre seguiva il gregge: gli fu affidata la missione di predicare nei due regni (del Nord e del Sud) e di ammonire il popolo corrotto. Fece pressioni sui sacerdoti e sui potenti che camuffavano abilmente le ingiustizie contro i poveri. Le sue predicazioni contro i costumi del tempo gli procurarono forti inimicizie. Il linguaggio del profeta è di immediata comprensione, attento ai dettagli per smascherare gli inganni che i ricchi, compresi i sacerdoti, ordivano nei confronti dei più poveri.

Calpestate il povero

«Ascoltate questo,
voi che calpestate il povero
e sterminate gli umili del paese,
voi che dite: “Quando sarà passato il novilunio
e si potrà vendere il grano?

E il sabato, perché si possa smerciare il frumento,
diminuendo l’efa e aumentando il siclo
e usando bilance false,
per comprare con denaro gli indigenti
e il povero per un paio di sandali?».

Parole forti che descrivono nel dettaglio la realtà contadina delle terre della Palestina. L’agire di Dio è ben diverso.

«Solleva dalla polvere il debole,
dall’immondizia rialza il povero,
per farlo sedere tra i prìncipi,
tra i prìncipi del suo popolo».

La lezione è forte e diretta. L’analisi della realtà è descritta con parole semplici, indicando la strada di una giustizia che rispetti soprattutto i deboli. Un’indicazione che ha attraversato i secoli, lasciando in eredità al cristianesimo l’attenzione a non tradire i più deboli. Ancora oggi le sperequazioni esistono e sono gravi, anche se i metodi del dominio sono più complicati e tortuosi.

Amministratore astuto

La parabola dell’evangelista Luca va bene meditata. Ad una prima lettura sembra che l’evangelista lodi l’amministratore astuto che imbroglia il padrone ed elargisce favori. Le parole conclusive invece indicano il disprezzo nei confronti di chi è stato disonesto.

«Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne».

In altre parole la parabola indica l’umiliazione di chi ha agito disonestamente e sarà umiliato da quanti hanno goduto degli sconti concessi. Quasi a voler dire: se non avete agito con onestà non avrete dignità perché sarete condannati per le vostre ingiustizie. Per tornare ai nostri giorni il paradosso centrale è la disuguaglianza. Viviamo un periodo di benessere e di agio. Lontani dalle guerre, con il livello di vita elevato, la distanza tra ricchi e poveri è in aumento. Il materialismo è diventato ossessivo e tossico.  Le leggi non aiutano, la protesta dei diseredati non si alza perché in fondo anche chi è povero desidera diventare ricco.

La cultura prevalente insiste nel proprio benessere la cui radice è la ricchezza. Tutti i modi sono permessi per raggiungere tale risultato: senza limiti, senza scrupoli. Seguiranno il rispetto, la notorietà, la valorizzazione sociale. Le regole comunitarie si adegueranno alla nuova visione del mondo, quasi a regolarizzare l’ingiustizia del possesso dei beni. Sono lontani i tempi della penitenza dell’anno sabbatico, dei giubilei, Tutto è piegato nel far rimanere le cose come sono. Una sconfitta alla riparazione e alla giustizia.

21 Settembre 2025 – Anno C
XXV Domenica tempo ordinario
(1ªLett. Am 8,4-7 – Salmo112 (113) – 2ªLett. 1Tm 2,1-8 – Vangelo Lc 16,1-13)