Ospiti di San Claudio preparano la colazione agli sfollati

“Serve aiuto? Ci pensiamo noi!”. Una dichiarazione di intenti, certo, ma anche il titolo di un progetto simpatico e ambizioso, che vede scendere in campo gli ospiti della Comunità per psichiatrici San Claudio (Macerata), realtà legata alla Comunità di Capodarco, nel supporto alle persone sfuggite […]

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ospiti di san claudio preparano la colazione agli sfollati

La Comunità San Claudio

“Serve aiuto? Ci pensiamo noi!”. Una dichiarazione di intenti, certo, ma anche il titolo di un progetto simpatico e ambizioso, che vede scendere in campo gli ospiti della Comunità per psichiatrici San Claudio (Macerata), realtà legata alla Comunità di Capodarco, nel supporto alle persone sfuggite al terremoto.

Il contesto. I terremoti che hanno interessato il centro Marche negli ultimi mesi hanno avuto importanti ripercussioni in molteplici realtà. Numerose persone sono state costrette ad abbandonare le proprie cose, la propria terra, le proprie abitudini, la propria normalità e si sono ritrovate a vivere in un contesto nuovo in cui tutto va ricostruito. Spesso ci si ritrova lontani da casa, circondati da “altri” che non si conoscono e si perde il senso di appartenenza. “In tale contesto si inserisce il nostro progetto – affermano i responsabili  -. Gli ospiti della comunità San Claudio scenderanno in campo in prima persona mettendo le proprie capacità e il proprio tempo al servizio della collettività, trasformandosi da ‘peso’ per la società in risorsa”.
Quando si parla di progetti nelle comunità, generalmente si pensa ad un soggetto o ente esterno che presenta un’attività a vantaggio degli ospiti della stessa. In questo caso la prospettiva è rovesciata. Gli ospiti della comunità San Claudio dasemplici fruitori di un servizio diventano essi stessi fornitori, rispecchiando a pieno il concetto di integrazione, definita come l’insieme dei processi che rendono l’individuo membro di una società.

Il progetto. Destinatari del progetto sono gli ospiti della comunità San Claudio (“compatibilmente alle loro possibilità”) e le famiglie terremotate ospiti nell’hotel San Claudio (per la maggior parte di origine straniera, provenienti dal comune di Caldarola).  A coordinarli saranno la psicologa Stefania Pietracci e la responsabile della Comunità, Martina Monterubbiano. Elena Mataloni è invece la referente del progetto.
Nello specifico, gli ospiti della comunità, seguiti da un operatore con funzione di responsabile, individualmente o in coppia, si alterneranno nell’arco della settimana (martedi, mercoledì, venerdì), compatibilmente con gli altri impegni comunitari, in modo da offrire il loro aiuto al momento della colazione, che verrà servita in una sala dell’Hotel San Claudio. Gli ospiti si recheranno all’hotel San Claudio alle ore 9:00 dopo aver effettuato la colazione in comunità. Qui aiuteranno nel servizio della colazione (apparecchiamento, sparecchiamento, pulizie ecc.) e nell’allestimento della sala per il pranzo. Avranno altresì la possibilità di interagire e confrontarsi con le persone terremotate ospiti dell’Hotel.

Spiegano i responsabili della Comunità: “Questo progetto vuole fornire agli ospiti della comunità un’occasione per mettersi alla prova fuori dal contesto comunitario protetto e accrescere il senso di competenza e responsabilità individuale in modo da potersi sentire realizzati come persone. Realizzazione che non arriva solo a ‘guarigione’ completa, ma nel mezzo del percorso. Inoltre, lavorare sull’identità sociale rappresenta una parte importante del processo che poi prevede anche il lavoro sull’identità personale”.

Gli obiettivi specifici, dunque, sono quelli di sviluppare negli ospiti un maggiore senso di responsabilità verso sé stessi e verso gli altri; permettere un contatto diretto con la realtà e un miglioramento delle abilità interpersonali; stimolare il senso di auto-efficacia personale; combattere la solitudine e l’isolamento del paziente con patologia psichiatrica in Struttura. “Gli obiettivi specifici perseguiti dal progetto potranno avere un risvolto positivo nella vita in comunità – si sottolinea -. Le emozioni nate da un’esperienza in cui gli ospiti hanno la possibilità di sentirsi utili per gli altri, di avere anche loro qualcosa da offrire, dovranno essere un aiuto per gli ospiti, affinché possano iniziare a riscoprire un senso del loro vivere quotidiano”.

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Redazione Capodarco

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