La saggezza e l’intelligenza

Continua la lettura del Vangelo di Matteo. Questa volta il tema è il regno di Dio, insieme alla pesca. Sono così accontentati i contadini e i pescatori: le due categorie di persone che ascoltano il Nazareno. La descrizione con il proprio linguaggio è quello parabolico: il tesoro e la grande pesca.
Il significato esplicito è dato dal brano che riguarda il re Salomone, il figlio di David.
«Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?»
La risposta di Dio è altrettanto esplicita: «Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te». La risposta di Dio nel sogno è di una chiarezza esaltante: Dio concede la saggezza e l’intelligenza.
La saggezza
La saggezza è una virtù complessa: frutto di esperienza, formazione, libertà. Riguarda l’intera vita perché è sempre frutto di scelte della vita. Non a caso la virtù è addebitata a persone mature che hanno sperimentato nella vita esperienze, fatti, persone che hanno garantito equilibrio. E’ un dono offerto dalle vicende della vita, ma anche dall’impegno di ognuno che cerca e trova la sintesi della propria storia. E’ un po’ l’ossatura della biografia che si compone lentamente e non linearmente. E’ una virtù composita che matura non senza contraddizioni.
Non ha limiti perché necessita di attenzione, di previsione, di capacità di giudizio. Naturalmente è frutto di impegno che chiede e ottiene la sintesi delle vicende e degli incontri. Nel mondo aperto al mondo le saggezze sono diverse: sono frutto di percorsi e di esperienze che abbracciano filosofie, comportamenti non necessariamente uniformi. Ogni cultura, a volte millenaria, offre saggezza legata agli ambienti di nascita e di vita. Omogenizzare le saggezze non è più possibile. Nella storia le culture erano chiuse, impossibili ad essere interloquire: oggi lo sforzo della saggezza chiede di rendere conto ad altre civiltà diverse dalla propria.
L’intelligenza
Avere intelligenza indica la capacità di fare sintesi delle vicende che si vivono. Pubbliche, a volte drammatiche, ma anche quotidiane. Naturalmente l’intelligenza è legata alla visione della vita nella quale si è nati e cresciuti. A volte è possibile scoprire altre visioni e altri mondi. C’è chi ha il coraggio di abbandonare la propria storia per accogliere altre visioni. E’ di aiuto quanto ha scritto il Concilio sulla libertà religiosa e umana: «così che in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza né sia impedito.» Parlando di saggezza e di intelligenza questa indicazione può essere tradotta di non essere forza, ma nemmeno di essere impedito alla visione della propria vita.
Nelle società umane l’equilibrio è dato dallo Stato con i suoi principi generali. Necessariamente saggezza e intelligenza debbono confrontarsi nelle pieghe dei diritti e doveri dove ogni individuo vive. La conclusione è dunque di essere vigili per dare senso alla propria vita, valorizzando i principi offerti nella propria storia, con la capacità di ascoltare e accogliere quanto può arricchire la propria identità. Nella storia del cristianesimo il regno di Dio è la visione di Dio, offerta da Cristo. In questa visione vive la sostanza della presenza divina.
La conclusione è suggerita dal Salmo
«Meravigliosi sono i tuoi insegnamenti:
per questo li custodisco.
La rivelazione delle tue parole illumina,
dona intelligenza ai semplici».
26 Luglio 2026 – Anno A
XVII Domenica del tempo ordinario
(1ª Lett. 1Re 3,5.7-12 – Salmo 118 (119) – 2ª Lett. Rm 8,28-30 – Vangelo Mt 13,44-52)


