“Ho pensato alla mascherina e, dopo molte insistenze, mi ha parlato”

La mascherina, che quasi in concomitanza al carnevale è entrata nel nostro quotidiano in maniera dirompente, cambiando significato e senso. Citata continuamente per esser stata rincorsa, acquistata, rubata…. Simbolo non più di scherzi e sorrisi, ma di una professione e della paura della malattia, è diventata la protagonista […]

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“ho pensato alla mascherina e, dopo molte insistenze, mi ha parlato”

La mascherina, che quasi in concomitanza al carnevale è entrata nel nostro quotidiano in maniera dirompente, cambiando significato e senso. Citata continuamente per esser stata rincorsa, acquistata, rubata…. Simbolo non più di scherzi e sorrisi, ma di una professione e della paura della malattia, è diventata la protagonista di un breve racconto di Vinicio Albanesi (presidente della Comunità di Capodarco).

LA MASCHERINA

“Nelle notti insonni ho pensato alla mascherina e, dopo molte insistenze, mi ha parlato”.

“Non sono nulla di speciale; sono un pezzetto di stoffa da mettere davanti alla bocca e al naso con dei lacci intorno alla testa, per tenermi ferma.

Non sono nata ieri; sono usata per i lavori che producono polvere o residui di sostanze chimiche. La usano falegnami, saldatori, carrozzieri. Per la verità sono utile anche contro le polveri delle tempeste del deserto e per nascondere le bellezze di donne che non dovrebbero, secondo alcuni, essere ammirate. In realtà impedisce che sostanze esterne entrino nel mio corpo, ma impedisce pure di relazionarmi liberamente con chi mi è accanto.

Ora mi avete cercato e stentate a trovarmi. Un virus cattivo sta invadendo i vostri polmoni; questo virus nuovo, con dei spuntoni si attacca alla gola fino ad impedire all’ossigeno di farvi vivere; troppi tra voi sono morti e rischiano di morire.

Eppure non faccio parte della natura; sono un piccolo strumento scoperto da voi recentemente; talmente necessario da essere introvabile.

Vorrei non esistere perché significherebbe che potreste vivere liberi, come natura vi ha fatti.

Se sono utile la colpa è un po’ vostra. Non vi siete regolati. Avete inquinato, siete irrefrenabili, sprecate tempo senza necessità; mangiate come assassini; bevete smoderatamente.

Io vi aiuto, ma non sono la soluzione. Ricorrete a me, ma il problema è più grave. La natura ha le sue leggi e il suo equilibrio; non parla, ma registra, non dimentica e non perdona. I milioni di tonnellate di rifiuti inquinanti stanno rovinando i vostri mari. L’atmosfera sta impazzendo: inverni senza freddo, tempeste, uragani. Né potete lamentarvi. Avete una sola strada: usate il vostro cervello e il vostro cuore.

Potreste essere felici; avete inventate mille cose belle. I bambini neonati muoiono di meno, la durata della vita si è allungata, gli ospedali funzionano, le case hanno luce e riscaldamento, con acqua calda e fredda; potete muovervi a piedi, con le biciclette, con le auto, i treni, gli aerei. Vi divertite, andate in vacanza. Ma che cercate di più?

Una cosa la natura non sopporta: aver ridotto tutto a potere e denaro. Il castello costruito sulle ricchezze e sulle speculazioni non regge. L’equilibrio tra impegno e profitto deve essere proporzionato; rischiate di tornare poveri. Non fate i furbi perché il virus non guarda in faccia a nessuno. Spero arrivi il momento che anch’io non serva più a nulla. Vi voglio bene e voglio aiutarvi: datemi una mano anche voi. Il giorno che scomparirò significherà che l’umanità è felice.

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Redazione Capodarco

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