Prigione, carcere, carcerato sono termini che creano imbarazzo in chi li pronuncia, così si preferisce usare istituto di pena, reparto detentivo, recluso: ciò però non migliora la dura realtà delle cose, può tacitare la nostra coscienza, allontanare da noi l’idea della sofferenza, del dolore e della tristezza. L’istituzione totale tuttavia è forte, non permette variazioni neppure sul piano lessicale… Oggi nel carcere si riscontrano tensioni tra i portatori di enormi bisogni (affettività, cultura, attenzioni, pane quotidiano), attori di copioni non scritti, fastidiose individualità che alterano la normalità… Raccontare il carcere è impossibile, descriverlo è arduo: si può soltanto viverlo.
Suor Lidia (della Congregazione delle Suore di Carità dell’Immacolata Concenzione d’Ivrea, di A.M. Verna.
Assistente volontaria nel carcere di Pozzuoli, poi in quelli di Secondigliano e Poggioreale), un giorno disse: “il carcere è luogo di Bellezza”… intendeva che il seme della Bellezza di Dio (creati “a sua immagine”) è in ogni uomo e non c’è cattiveria e omicidio che cancelli la Bellezza di Dio; si riferiva all’uomo che aveva incontrato, nella sua piena essenza, nella sua fragilità e delicatezza.
Ogni giorno incontro gli autori di queste lettere: finalmente ho capito chi sono le vere vittime dei reati…, leggendo, forse lo scoprirete anche voi!
Dettagli Libro
Autore
suor Maria Lidia Schettino (a cura di)
- SottotitoloLettere dal carcere
- EditoreEDB – Edizioni Dehoniane Bologna
- CollanaItinerari
- Edizione1ª
- Anno2005
- Pagine379
- ISBN8810510321
- Linguaitaliano
- Prefazionemons. Bruno Forte
- Copie1

NOSTALGIA D'INNOCENZA
Copertina mancante.


