Senza conservanti

N. 163 – SUB APPALTATI

Soprattutto d’estate, ma non solo, migliaia e migliaia di persone, uomini e donne immigrate garantiscono beni e servizi alle nostre vite. Nei ristoranti, nei trasporti, nell’agricoltura, nell’edilizia, sulle spiagge, per la sicurezza, per i nostri vecchi; addirittura, per la fabbricazione di materiali preziosi. E’ assodato che […]

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«Senza conservanti» — il commento settimanale sull'attualità, senza additivi né sconti.

Soprattutto d’estate, ma non solo, migliaia e migliaia di persone, uomini e donne immigrate garantiscono beni e servizi alle nostre vite. Nei ristoranti, nei trasporti, nell’agricoltura, nell’edilizia, sulle spiagge, per la sicurezza, per i nostri vecchi; addirittura, per la fabbricazione di materiali preziosi. E’ assodato che i nostri concittadini non accettano lavori particolarmente pesanti e usuranti. Soprattutto non accettano stipendi da fame, oscillando tra i due/tre euro ora. Da qui il meccanismo dei sub appalti che allunga la catena dello sfruttamento e del caporalato.

Tra gli immigrati molti sono irregolari: tra loro c’è chi lavora, chi è malato, chi delinque, chi è aggressivo, chi compie delitti. La loro collocazione non è gestita, come non è gestito nessun profilo professionale. Il tutto si riduce al permesso di soggiorno o, quando non c’è, il decreto di espulsione: un foglio della questura comunicato, senza altre conseguenze. Da qui migliaia di immigrati irregolari che girano per il mondo … arrangiandosi. Chi ha risorse e capacità si organizza con la famiglia, costituendo piccole aziende, in parole esplicite si integra. Per gli altri si invoca, giustamente, sicurezza per le nostre case, strade, quartieri, per la convivenza pacifica.

La politica rassicura (si fa per dire) l’inasprimento delle pene aumentando il numero dei delitti: il meccanismo non funziona perché il controllo è impossibile. Tra l’altro nessuno sa quanti siano gli irregolari. Da qui il circolo del caos. La risposta rimane quella dell’integrazione: considerato l’inverno delle nascite, l’invecchiamento della popolazione del nostro paese solo un popolo di meticci garantisce futuro. Un concetto ancora ostile alla nostra cultura, costituita da piccoli borghi con la cultura provinciale dei propri vicini. E’ la sola prospettiva reale. Guardando la storia l’integrazione dei popoli è sempre avvenuta; si afferma a volte con grandi sofferenze, oppure è accompagnata da attenzione formazione e risorse.

Un esempio è dato dai popoli dell’America latina. Nel tempo tutti appartengono allo stesso ceppo di origine, ma dopo 4/5 generazioni di sentono appartenenti alla nazione. Chi non ha perseguito questa strada ha vissuto tragedie e tragedie, come  il Sud Africa, prima con i bianchi e poi con la popolazione d’origine.