Senza conservanti

N.164 – GIUSTIZIA POPOLARE

Recentemente i fatti di sangue, insieme ai disastri, fatti eccezionali di cronaca, sono dettagliatamente raccontati in rete. Quando si tratta di episodi cruenti la curiosità aumenta e iniziano a circolare ipotesi di colpevolezza e/o di innocenza. Se le indagini sono complesse per mesi e mesi le notizie, le cronache, i dettagli invadono la rete, i……
“senza conservanti” la rubrica di vinicio albanesi. n.2 – quale pace
«Senza conservanti» — il commento settimanale sull'attualità, senza additivi né sconti.

Recentemente i fatti di sangue, insieme ai disastri, fatti eccezionali di cronaca, sono dettagliatamente raccontati in rete. Quando si tratta di episodi cruenti la curiosità aumenta e iniziano a circolare ipotesi di colpevolezza e/o di innocenza. Se le indagini sono complesse per mesi e mesi le notizie, le cronache, i dettagli invadono la rete, i commenti, addirittura programmi televisivi esclusivi, martellano coinvolgendo periti, avvocati, giornalisti. Ognuno dice la sua; in genere i gruppi si dividono in innocenti e colpevoli.

I responsabili della giustizia, magistrati e polizia giudiziaria, sono giustamente assenti, in quanto sono in ricerca di verità per esprimere il loro giudizio. Ma anche dopo la sentenza i commenti continuano; a distanza di tempo, con i successivi gradi di giudizio, si ricomincia! Sembra che le persone non comprendano i meccanismi della giustizia umana. Non a caso si parla di verità “giudiziaria” o semplicemente di verità.

Ogni dettaglio che interessa il processo deve essere dimostrato. Al giudice non è consentito avere opinioni sul giudizio morale: non ha poteri sulle coscienze. Sei ladro se i fatti dimostreranno che tale sei; altrimenti, pur avendo rubato sarai giudicato innocente! E’ un assurdo, ma così è la giustizia umana. Da qui possibili opinioni diverse sulla colpevolezza o sull’innocenza dell’imputato.

I tre gradi di giudizio vogliono essere la garanzia della verità scoperta. Ma il meccanismo rimane quello che i fatti avranno dimostrato. Da qui le possibili interpretazioni delle sentenze e della colpevolezza/innocenza. Non sono impossibili errori, distrazioni, nascondimenti; sempre e comunque tutto da dimostrare. Da qui ipotesi di errori e di vittime.

La conclusione può dimostrarsi triste e contraddittoria, senza una possibile correzione. La distanza tra la coscienza – riferimento personale e inviolabile – e la realtà possono dilatarsi e rendersi inconciliabili. E’ stato aggiunto un ulteriore passaggio di richiesta di verità con l’appello alla Corte di giustizia dell’Unione Europea, come ultimo e non appellabile ricorso. Il meccanismo delle prove rimane sempre lo stesso: tra realtà e la sua dimostrazione.