Sacrificati i più fragili? “Quel passaggio del Piano pandemico sarà cancellato”

Falso allarme: il Piano pandemico 2021-2023 non prevede il sacrificio dei più fragili o, come l’ha definita qualcuno, la “selezione della specie”: la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa assicura a Redattore Sociale che “la bozza diffusa in queste ore da alcuni organi d’informazione non ha alcun valore” […]

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sacrificati i più fragili? “quel passaggio del piano pandemico sarà cancellato”

Falso allarme: il Piano pandemico 2021-2023 non prevede il sacrificio dei più fragili o, come l’ha definita qualcuno, la “selezione della specie”: la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa assicura a Redattore Sociale che “la bozza diffusa in queste ore da alcuni organi d’informazione non ha alcun valore” e che “quel passaggio andrà eliminato”. Più che una promessa, suona come una certezza, che dovrebbe definitivamente archiviare le righe che, in queste ore, diffuse insieme ad altri stralci della bozza di documento, non hanno tardato a suscitare clamore. Si legge: “Lo squilibrio tra necessità e risorse disponibili può rendere necessario adottare criteri per il triage nell’accesso alle terapie. Gli operatori sanitari sono sempre obbligati, anche durante la crisi, a fornire le cure migliori, più appropriate, ragionevolmente possibili. Tuttavia, quando la scarsità rende le risorse insufficienti rispetto alle necessità, i principi di etica possono consentire di allocare risorse scarse in modo da fornire trattamenti necessari preferenzialmente a quei pazienti che hanno maggiori probabilità di trarne beneficio”.

Una vera e propria condanna a morte, per chi ha più fragilità e meno “probabilità”: una possibilità che già era trapelata a marzo, attraverso le Raccomandazioni degli anestesisti e rianimatori. Lì anche si prevedeva che, qualora si determini “uno squilibrio tra risorse disponibili, in terapia intensiva, sarà da privilegiare la maggior speranza di vita”. In altre parole, l’indicazione era di curare “chi ha più probabilità di sopravvivenza e secondariamente chi può avere più anni di vita salvata”. (n. 3). L’introduzione del documento afferma ancora: “Il bisogno di cure intensive deve pertanto essere integrato con altri elementi di ‘idoneità clinica’ alle cure intensive, comprendendo quindi: il tipo di gravità della malattia, la presenza di comorbilità, la compromissione di altri organi e apparati e la loro reversibilità”. Non si potrà seguire, secondo le raccomandazioni, il criterio del “primo arrivato primo curato”.

Un criterio criticato da molti, come don Vinicio Albanesi, che aveva espresso qui parole di ferma condanna: “La vita è preziosa fino all’ultimo istante. Le cure palliative intervengono dopo l’espletamento di tutte le cure mediche possibili. Selezionare prima significa privare del diritto alla cura, condannando troppi alla morte”. Osserva Pietro Barbieri: “Quanto scritto nel piano pandemico è la ratio che i clinici si pongono nel momento in cui si trovano in difficoltà. E’ quello che accade: non dovrebbe accadere, ma accade. Rasenta l’eugenetica, ma accade. Il punto è evitare queste difficoltà. Come? Attuando appieno le finalità del Servizio sanitario nazionale: prevenzione anzitutto. Per la pandemia, ad esempio, è fondamentale creare barriere all’interno di ospedali e Rss, in un paese in cui le infezioni contratte in ospedale sono il doppio di altri paesi europei. Questo ad esempio dovrebbe essere il cuore del piano pandemico. Serve un impegno diverso dei dirigenti ospedalieri, medici, dell’Università, dei professionisti sanitari ecc: un impegno corale in cui la politica può poco se non predisporre risorse e indirizzi”. Altro nodo cruciale, per Barbieri, è “la sanità territoriale: occorre implementarla, ma non moltiplicando medici che non percepiscono molto il loro ruolo sul territorio. Piuttosto, bisogna rafforzare il canale dei medici di base e affiancarli con infermieri e professionisti sanitari. E’ così che si fa prevenzione, non selezionando chi curare e chi lasciar morire”.

Allarmato dall’attuale bozza di Piano pandemico Marco Trabucchi, presidente dell’associazione italiana Psicogeriatria: “E’ un passaggio inopportuno che deve essere cancellato. Quali sono i pazienti che hanno maggiori possibilità di ‘trarre beneficio’? Vista la difficoltà di una decisione seria su basi cliniche, vi è il rischio che il criterio dell’età sia quello che sarebbe adottato in ogni circostanza. E qui si riapre il consueto dibattito: la vita vale per la sua durata o per se stessa? I pochi mesi che probabilmente vivrà ancora il signore di 103 anni vaccinato in questi giorni non valgono nulla? Come li possiamo pesare? Sulla soggettività dell’interessato, sugli affetti di parenti e conoscenti? Socialmente questi criteri provocano anche gravi crisi collettivi, perché nessuno sa dove si pone l’asticella che salva o fa morire: chi decide dove collocarla?”. Ora lo spettro della selezione torna attraverso la bozza dell’atteso aggiornamento del Piano pandemico. Bozza che però – viene assicurato – sarà modificata, almeno in quel controverso, drammatico passaggio.

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