IL VALORE ECONOMICO DELLA GRATUITÀ

I beni relazionali, la gratuità come valore e l’etica del volontariato

Negli ultimi tre anni una buona percentuale di italiani ha svolto attività riconducibili al volontariato. Il 43% delle persone che volentieri si impegnerebbero nel volontariato punta sull’accoppiata sociale-sanità.

Per il 51% è preferibile l’impegno in un’associazione religiosa, ma anche quelle laiche raccolgono una buona percentuale di adesioni. Tra tutte le organizzazioni che si occupano di volontariato, quelle più conosciute sono Caritas, Telefono Azzurro e Unicef.

Ma, sulla scelta delle dimensioni, sono preferite le “piccole” associazioni della propria città. Sono ben 62 su 100 le persone che hanno versato almeno un contributo a favore di una campagna di volontariato.

Dalle statistiche il dato sembrerebbe abbastanza confortante, ma gli “addetti ai lavori” non sono tranquilli perché mentre c’è nelle persone una propensione alla solidarietà “marginale” e “sporadica”, fatta di gesti legati non alla continuità ma a seguito di un evento che ha interessato anche solo emotivamente la persona in modo particolare che ha praticato il gesto, viene a mancare sempre più un volontariato continuativo. Il volume è diviso in due parti: la prima è dedicata alla gratuità come valore, anche nella vita professionale, che combatte il rischio di una società che si chiude sempre più in se stessa, mentre la seconda parte si dedica completamente all’etica della responsabilità del volontariato specifico.

Dettagli Libro

  • Autore

    Giorgio Groppo

  • SottotitoloI beni relazionali, la gratuità come valore e l’etica del volontariato
  • EditoreInsieme per la sussidiarietà
  • Edizione1ª edizione
  • Anno2008
  • Pagine186
  • Linguaitaliano
  • PrefazioneSilvio Magliano
  • IntroduzioneAlessandro Meluzzi
  • Copie1

IL VALORE ECONOMICO DELLA GRATUITÀ

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