Vincenzo Binetti passa in rassegna una serie di testi letterari del XX secolo dal punto di vista delle diverse rappresentazioni della città. Il tema di fondo è quello della fuga e della migrazione “rizomatica”: la città è il centro nevralgico dei processi sociali e decisionali e concentrazione di poteri dai quali piccole comunità nomadiche inventano percorsi di fuga per la ricostruzione non progettuale di spazi di libertà.
Ne “Il fu Mattia Pascal” di Pirandello la città frutto della prima industrializzazione è il referente simbolico e la materializzazione spaziale delle contraddizioni dei personaggi e della nuova identità nazionale diffusasi dopo l’unità d’Italia. Le donne protagoniste di “Tre donne sole” di Pavese e “Donne in guerra” di Dacia Maraini fuggono gli spazi alienanti e degenerativi della città postbellica in un caso e centro di scontri ideologici nell’altro alla ricerca di un luogo vitale di affermazione della propria identità femminile contro l’ideologia egemonica di genere.
In un alternanza di spazio pubblico e privato, Nanni Balestrini ne “Gli invisibili” traccia i contorni spaziali, temporali e relazionali della città scossa dalle lotte ideologiche degli anni ’60-’70 instaurando un parallelo fra la ricerca creativa di spazi di autonomia nelle piazze e la dinamica interna al “non luogo” delle carceri. La stessa Bologna instabile del ’77 fa da sfondo alla vicenda politico-esistenziale del protagonista di “Boccalone” di Enrico Calandri.
Di tutt’altra indole è il “Palomar” di Calvino, personaggio perennemente nomade ed straniato nell’eterogeneità degli elementi della metropoli contemporanea, dalla quale sono vani i tentativi di fuga e l’unica condizione relazionale possibile è una straniante diversità. Nel testo di Mohsen Melliti, “Pantanella”.
Canto lungo la strada, l’identità monolitica della città italiana è attentata dalla presenza della comunità multi-etnica dei migranti che crea al suo interno un “minaccioso” spazio di espressione culturale. Il libro si conclude con la città “bunkerizzata” e pianificata durante l’incontro del G8 nel racconto “Non siamo stati noi” di Carla Festa, epicentro di conflitti globali e luogo di confluenza delle moltitudini.
Identità in fuga, identità in cerca di conferma, diversità somatizzate nei corpi a cui spesso non rimane che omologarsi o morire. Sono queste quindi le individualità che si aggirano nelle città letterarie del Novecento analizzate dall’autore.
Un libro di riflessione sulla letteratura e sulla condizione esistenziale dell’uomo contemporaneo.
Dettagli Libro
Autore
Vincenzo Binetti
- EditoreOmbre corte
- CollanaCulture
- Edizione1ª edizione
- Anno2008
- Pagine144
- ISBN9788895366166
- Linguaitaliano
- Prezzo12,5000
- PrefazioneMichael Hardt
- Copie1
- Link esternohttp://www.ombrecorte.it/

CITTÀ NOMADI
Copertina mancante.



