Una semplice storia, la storia di una persona e non di un corpo incapace di guarire. La vicenda di Eluana Englaro, la giovane di Lecco in stato vegetativo morta quattro giorni dopo la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione che contribuivano a mantenerla in vita, è diventata nei primi mesi del 2009 un incandescente caso mediatico e politico.
Tutto ciò è racchiuso nel volume (Eluana. I fatti, Ancora edizioni, 2009) Un dibattito aspro che talora si è basato non sul rigore scientifico, ma su impressioni, emozioni, luoghi comuni.
I due autori, cronisti di “Avvenire”, ripercorrono i fatti principali della sua vicenda, ponendo in risalto tutte quelle incongruenze e contraddizioni che conducono a riflettere sulla bontà delle azioni e dei comportamenti attuati da tutti i protagonisti. Il testo analizza nel dettaglio le profonde perplessità suscitate dai pronunciamenti della magistratura, a partire da quello della Corte di Cassazione che definiva i criteri principali per consentire la sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione.
Fra i punti controversi, in primo piano c’è la ricostruzione della volontà della ragazza, per gli autori nient’affatto univoca vista la frequente tendenza alla contraddizione di familiari e amici e l’impossibilità di provare che davvero Eluana avesse espresso indicazioni sulla condizione delle persone in stato vegetativo. Bellaspiga e Ciociola mettono in evidenza la strategia seguita dal padre della giovane, Beppino Englaro, nel chiedere che Eluana venisse lasciata andare, e pongono in risalto il ruolo anche pubblico delle figure che l’hanno accompagnato in questa battaglia, dal neorologo Carlo Alberto Defanti all’avvocato Giuseppe Campeis, fino ai componenti della Consulta di bioetica, fautori di un approccio indicato come individualista e utilitarista, piuttosto che personalistico.
Il punto di vista degli autori è aperto ed evidente: con la sentenza della Corte di Cassazione sono stati posti i paletti perché si potesse ledere la dignità inviolabile di ogni persona, in questo caso di una persona in stato vegetativo, “viva e non morta”, sebbene colpita dal “massimo grado di disabilità”. E proprio alle persone in stato vegetativo, per tramite della “Casa dei risvegli Luca De Nigris” di Bologna, vanno i proventi del libro, nato “non per imporre l’ennesima verità ma per raccontare senza censure il fatto che la posta in gioco si è fatta decisamente grande.
Dettagli Libro
Autore
Lucia Bellaspiga e Pino Ciociola
- EditoreAncora
- Anno2009
- Pagine144
- Prezzo12,0000
- FonteRs




