Gli emarginati costituiscono oggi, nei paesi a capitalismo maturo, una massa sempre più crescente. Anche se le condizioni specifiche degli individui inglobati nella “marginalità” sono assai differenziate, è possibile individuare nella mancanza di potere contrattuale nei confronti del mercato del lavoro un fondamento di tale situazione storico-sociale.
Fino a non molto tempo fa le cause di questa pesante ineguaglianza civile venivano attribuite da molti alla mancanza di talento, volontà e capacità, oltre che l’istruzione, di quanti appartenevano a strati sociali inferiori, per cui la “marginalità” sarebbe stata una “colpa” individuale e soggettiva e, in definitiva, un’auto–emarginazione. Oggi, alla luce di analisi e studi condotti scientificamente su realtà specifiche e a livello dell’intero sistema capitalistico, tale condizione, pericolosa socialmente e politicamente, viene considerata come strutturale e connaturata a un sistema bastato sul profitto e sul massimo di efficienza.
Tale sistema, infatti, non solo respinge quanti non risultano immediatamente “idonei” e “produttivi”, ma aumenta la produttività stessa perfezionando tecnicamente gli strumenti di produzione, o ricorrendo al “lavoro nero”, anziché incrementare i livelli dell’occupazione stabile. Cosicché, da un lato, la prevalenza dell’offerta di lavoro sulla domanda fa aumentare la disoccupazione delle fasce deboli (anziani, donne, giovani) e della manodopera dequalificata e riduce il tempo di permanenza del lavoratore sul mercato, dall’altro, manovrando nella massa di disoccupati, si riducono pesantemente i salari reali e si realizzano profitti più elevati.
Dettagli Libro
Autore
L. Balbi, G. Gaetano (a cura di)
- EditoreZanichelli
- CollanaMateriali di intervento culturale
- Edizione1ª
- Anno1976
- Pagine85
- Linguaitaliano
- Copie1

GLI EMARGINATI
Copertina mancante.


