NELLA TESTA DEL SERPENTE

    Insegnanti e mafia

    C’è uno spazio solitamente trascurato nell’impegno della lotta alla mafia: la scuola, non perché manchino spunti disciplinari o curriculum didattici o semmai specifiche ore dedicate ai temi criminali, ma piuttosto perché lo stesso impianto pedagogico esprime “contiguità”.
    E’ ciò che emerge dall’indagine presentata nel volume, svolta su un campione di insegnanti che operano nella testa del serpente – cioè a Palermo – secondo la celebre definizione di Giovanni Falcone.
    La ricerca si è orientata verso l’individuazione e la descrizione dei precondizionamenti che indirizzano l’attività didattica e che affrontano in alcuni radicati schemi concettuali propri anche del modello mafioso come il paternalismo, il familismo, il conformismo, l’ordine, l’autoritarismo.
    Quest’indagine provocatoria costituisce, dunque, un lucidissimo strumento per comprendere come il distacco della scuola dalla cultura mafiosa si misura nella sua capacità di sviluppare azioni non conformi, non funzionali rispetto al già costituito. In definitiva, nella sua disponibilità a farsi laboratorio comunicativo e creativo di ricerca nonviolenta del mutamento.

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    NELLA TESTA DEL SERPENTE

    Copertina mancante.