Il Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2014 analizza l’imprenditorialità immigrata a tre diversi livelli (europeo, nazionale e regionale) a partire da dati statistici aggiornati alla fine del 2013. L’analisi statistica è corredata da molteplici approfondimenti, non solo di natura quantitativa, che consentono di delineare e valutare lo specifico apporto della componente immigrata al tessuto imprenditoriale e, quindi, al sistema economico-produttivo nazionale.
Secondo i dati più aggiornati della Labour Force Survey di Eurostat, nel 2013 il lavoro autonomo-imprenditoriale, che nel 70% dei casi riguarda lavoratori maschi, incide per circa un settimo sull’occupazione complessiva nell’Ue a 28, in uno scenario nel quale l’Italia si evidenzia per essere il Paese con la maggiore presenza di imprenditori (quasi un sesto dei 30,5 milioni attestati dall’indagine campionaria di Eurostat, che non considera tutti i settori, escludendo per esempio quello agricolo). Seguono la Germania e il Regno Unito, entrambi con una quota di circa un ottavo, e, quindi, la Spagna. Gli imprenditori di origine immigrata, che, sempre secondo la rilevazione di Eurostat, incidono per circa un quindicesimo sull’insieme e in quasi la metà dei casi sono originari di un Paese non comunitario, si concentrano invece soprattutto in Germania (nella misura di quasi un quarto del totale), seguita dal Regno Unito, la Spagna e, quindi, dall’Italia, con una quota di circa un settimo. I principali settori di attività trascendono dagli ambiti tradizionali delle cosiddette “nicchie etniche”, ovvero non dipendono dalle esigenze specifiche, commerciali o di servizio, delle stesse collettività immigrate, ma sono ambiti analoghi a quelli in cui operano gli imprenditori autoctoni. Secondo i dati Ocse, in Europa si tratta innanzitutto dell’edilizia (18%), delle attività professionali,scientifiche e tecniche (8%) e della manifattura (6%).
La stessa Commissione Europea, nel Piano d’Azione Imprenditorialità 2020, ha attribuito agli imprenditori migranti un ruolo importante per il rilancio dell’Unione e del suo sistema economico-produttivo, riconoscendo e sottolineando, per la prima volta, l’importanza
del loro contributo all’imprenditorialità.
Secondo i dati di Unioncamere, al 31 dicembre 2013, sono complessivamente 6.061.960 le imprese in Italia (incluse anche quelle promosse da immigrati), in lieve diminuzione
rispetto all’anno precedente (6.093.158), per lo più a seguito delle profonde difficoltà dell’artigianato, alle prese con molteplici problematiche, accentuate dall’attuale fase di crisi e attestate dal costante calo, dal 2009, delle imprese delsettore (1.407.768 aziende
nel 2013, quasi un quarto del totale).
Nel dettaglio dei singoli comparti di attività, i dati degli ultimi anni attestano una evidente tendenza al ridimensionamento in edilizia e nella manifattura, come pure nelle attività agricole, mentre è migliore e orientato alla crescita l’andamento del terziario e, in particolare, del commercio e delle attività di alloggio e ristorazione.
Dettagli Libro
Autore
Centro Studi e Ricerche IDOS – a cura di Maria Paola Nanni, Franco Pittau
- EditoreEdizioni IDOS
- Anno2014
- Pagine288
- ISBN9788864800509
- LinguaItaliano
- Copie1




